Piani di realtà

Una delle caratteristiche comuni a tutte le culture umane, meno quella al momento dominante, è credere che la realtà si articoli su più piani contemporaneamente.   Di solito fra 3 e 7 secondo le tradizioni, ma non mancano cifre superiori. Tradizioni sbrigativamente liquidate come “religioni” o “superstizioni” da chi considera che esista un unico e solo piano di realtà: quello degli stati della materia e dei flussi di energia.   Un punto di vista singolare se si considera che proprio l’estrema potenza della scienza moderna ha portato alle estreme conseguenze l’interazione fra perlomeno due piani ben diversi di realtà.   Una scienza moderna che, man mano che procede a capire fenomeni sempre più complessi, diviene necessariamente sempre più esoterica nel senso letterale del termine (conoscenza riservata ad una ristretta cerchia di discepoli).

Un soldo di storia

Durante le ultime fasi di agonia della civiltà classica, quando non solo la plebe, ma anche la classe dirigente si guardava intorno attonita, un aristocratico di provincia, tal Agostino di Ippona, pubblicò una serie di libri destinati a dare fondamento alla civiltà che, qualche secolo più tardi, sarebbe sorta dal connubio fra la tradizione germanica e quella romana.   Il più importante di questi libri fu sicuramente “De civitate Dei contra Paganos ” o, più semplicemente, “La città di Dio”.
Fra le moltissime altre cose, questo testo fondante della Cristianità opera una drastica semplificazione della realtà: esistono solo due piani contemporanei e compresenti: la “Città degli Uomini” che corrisponde al mondo materiale, soggetto al tempo ed al costante divenire delle cose.   Quivi tutto è imperfetto ed impermanente, luogo di peccato e di dolore.   La “Città di Dio” è invece di natura puramente spirituale e perciò perfetta ed eterna. La prima costituente una sorta di “esame di ammissione” alla seconda ove i giusti godranno della meritata beatitudine. La storia diveniva così leggibile non più sulla base del capriccio degli Dei o dell’ineluttabile Legge del Fato, bensì sulla base di un disegno divino imperscrutabile, ma certissimamente finalizzato alla redenzione dell’umanità. Un concetto che, sottotraccia, continua a dare forma alla nostra cultura atea e scientifica.

Fu questa una delle basi su cui fu edificata la civiltà medievale. Curioso che quando, trascorsi altri secoli, i filosofi si posero il problema di fondare una nuova civiltà che sostituisse il cadavere ormai putrefatto di quella precedente, da una parte usarono l’aggettivo “medioevale” per indicare tutto ciò che ritenevano spregevole, dall’altra ereditarono pari pari una bella fetta del mito cristiano, solo operandovi un’ulteriore semplificazione.  Non c’erano più due realtà, bensì una sola: quella che, almeno in linea di principio, può essere misurata con degli strumenti ed analizzata con metodi matematici.   Ovviamente, questo passaggio rendeva necessaria la trasposizione su di un solo piano della mitologia precedente, cosa che fu fatta per gradi con l’invenzione e lo sviluppo del concetto di Progresso.

Passati appena un altro paio di secoli, l’innesto di una disponibilità di energia praticamente (ma temporaneamente) illimitata su questo modello mentale scatenava quell’insieme di fenomeni che oggi chiamiamo “civiltà industriale”.   Un insieme di fenomeni che per la prima (e probabilmente ultima) volta nella storia ha permesso all’umanità di modificare l’intero pianeta per realizzare i propri desideri. Il fatto che il risultato non sia quello atteso, non avrebbe sorpreso S. Agostino e neppure Platone, ma sorprende noi, lasciandoci altrettanto attoniti e smarriti dei nostri antenati romani quando seppero che un piccolo re barbaro aveva saccheggiato l’Urbe.

Almeno due piani di realtà

Forse, nell’inseguire i nostri desideri, abbiamo dimenticato qualcosa.   Anzi, parecchie cose, una delle quali è che non esiste un solo piano di realtà.   Senza addentrarmi in dispute complicate, diciamo almeno due: la realtà fisica e quella delle idee.   Non parlo qui delle idee a priori di Platone (peraltro care anche a scienziati del calibro di Whitehead), bensì delle idee a posteriori che abbiamo tutti.

I desideri e le paure sono idee, così come i complicati modelli matematici con cui cerchiamo di interpretare la realtà fisica.   Ma anche gli ancor più complicati modelli mentali che sono alla base di ogni civiltà umana, la nostra in particolare.   In fondo, la storia di ogni civiltà è il racconto di come un determinato sistema organico di idee ha interagito con la realtà materiale di cui era fatto un certo pezzo di mondo in certo periodo.   E nessuno può negare che vi sia una costante, reciproca influenza fra questi due piani: il piano fisico modifica le idee e viceversa, costantemente.

La gloria e la maledizione della nostra civiltà è stata per l’appunto quella di essere riuscita a far si che le idee facessero aggio sulla natura in misura troppo grande e per troppo tempo.   Curioso che proprio noi si finisca spesso col dimenticare che le idee esistono, anche se non sono materiali.   Oppure, per reazione, con l’attribuire alle idee poteri sovrannaturali che non possono avere. Come nel caso della “legge di attrazione” e simili fantasie pericolose.

Simboli

In particolare, vorrei qui ricordare una categoria particolare di idee: i simboli.   Una categoria particolarmente importante, credo, perché posta proprio all’interfaccia fra i due piani di realtà di cui sto parlando.

Tutto il nostro pensiero è fatto di simboli.  Le parole ed i numeri sono concetti astratti che si esprimono tramite segni e suoni materiali.   Un’equazione non è altro che una relazione logica fra concetti, espressa tramite un sistema convenzionale di segni. Gli stessi concetti e relazioni si potrebbero esprimere in forma narrativa, ma si perderebbero la precisione e la sintesi di cui solo la matematica è capace. Ma che non sempre può essere usata, sia perché la maggior parte delle persone anche istruite la capiscono poco o punto, sia perché non può descrivere un’infinità di fenomeni vitali.   Per esempio tutto ciò che ha a che fare con il significato e lo scopo della vita umana.

La mente umana è avida di simboli, ne ha bisogno per pensare e praticamente qualunque oggetto, reale o virtuale, può diventare un simbolo: un disegno, una persona, un animale, un pezzo di stoffa.   Nessuno si interessa di un pezzo di stoffa colorata, ma milioni di persone sono morte per seguire una bandiera.

Troppo facile dire che ciò è segno di poca intelligenza e di scarso senso critico.   Il buon cinico osserva la realtà com’è, non come pensa che dovrebbe essere.  E la realtà è che per vivere gli uomini hanno un bisogno assoluto di attribuire un significato ed uno scopo alla propria esistenza. Chi non riesce a trovare un significato ed uno scopo alla propria vita non vive a lungo.  Ne sanno qualcosa i Nichilisti così ben descritti da Dostoevskij ne “I Demoni”.

Per quanto ne sappiamo, questa è una delle grandi differenze fra noi e gli altri animali.

A quanto pare, siamo noi ad attribuire un significato alle cose che osserviamo, ma una volta che questo significato esiste, sfugge ad ogni controllo e, anzi, può assumerne il controllo del comportamento umano, talvolta fino anche alle estreme conseguenze.

Così, quando si analizza qualcosa, si dovrebbe fare lo sforzo di identificare e considerare i vari piani di realtà su cui quel qualcosa esiste.   Lo sapeva bene Osama Bin Laden che, guarda caso, non attaccò il Vaticano od un altro edificio simbolico della civiltà cristiana, bensì le Twin Towers ed il pentagono: edifici simbolici del potere commerciale e militare degli Stati Uniti.   E l’effetto immediato è stato esattamente quello che lui aveva previsto: l’invasione dell’Afghanistan dove Bin Laden sperava di far fare agli americani la stessa fine fatta dai russi.

Futuro

Circa 1600 anni fa Agostino di Ippona dette un aiuto fondamentale ai romani.   Fornì loro una base su cui ricostruire un significato ed uno scopo per la loro esistenza in cui fosse possibile credere mentre l’Impero si disintegrava.   Forti di questo, i romani sopravvissero a 4 secoli di miseria, guerra e fame, riuscendo perfino a conservare una parte consistente del loro immenso patrimonio culturale. Certo, furono essenziali anche la cavalleria merovingia, i monasteri irlandesi, gli agronomi benedettini e molto altro ancora per uscire dal baratro, ma senza un sistema organico e funzionale di idee, tutti coloro che compirono l’impresa non avrebbero fatto niente di tutto ciò.

La civiltà industriale nacque invece dal trasferimento della “Città di Dio” sul medesimo piano materiale su cui si muovono le macchine, solo differita in un futuro non definito, ma raggiungibile.   Non poteva non piacere, ma è stato sostenibile solo finché è stato possibile credere che quella méta si stesse avvicinando.   Man mano che diventa evidente il contrario,  l’intero sistema mentale su cui abbiamo fondato le nostre esistenze comincia a svanire, abbandonandoci in un vuoto che ci terrorizza. Se non vogliamo fare la fine dei personaggi di Dostoevskij, e se non vogliamo consegnarci, legati mani e piedi, ad una qualche variante di “uomo forte”, faremmo bene a trovare in fretta qualcosa che dia significato e scopo a delle vite trascorse in un contesto di “sempre di meno”, anziché di “sempre di più”.

In fondo, le opzioni non mancano, si tratta di scegliere quelle giuste.

“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” 
Nietzsche

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– 7,3% semine grano 2017 in Italia, nuovo possibile disastro per colpa del CETA

Il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori sotto i costi di produzione ha provocato praticamente la decimazione delle semine di grano in Italia con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017, oltre che sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne del Paese. E’ l’allarme lanciato della Coldiretti che chiede di accelerare urgentemente il percorso per arrivare all’etichetta d’origine della pasta per evitare la chiusura delle aziende, ma anche il rischio di abbandono e desertificazione di una fetta consistente del territorio nazionale.
La situazione per la coltura piu’ diffusa in Italia è difficile – sottolinea la Coldiretti – sull’intero territorio nazionale con la riduzione delle semine che varia dal -11,6 % nel Nord-Est al -5,4% nel Centro mentre nel Sud e Isole si registra un -7,4% che desta molta preoccupazione se si considera che la coltivazione è concentrata prevalentemente nel meridione dove Puglia e Sicilia rappresentano da sole quasi la metà della produzione nazionale. Una situazione drammatica determinata dal crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana.
Una realtà che – denuncia la Coldiretti – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale contro il quale – precisa la Coldiretti – rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano.
“In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Da qui la necessità – continua Coldiretti – di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles. L’obiettivo comune deve essere – evidenzia Moncalvo – quello di lavorare per una veloce approvazione poiché solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo, valorizzando il prodotto nazionale e nvertendo la tendenza già a partire dalla prossima campagna di semina.
L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 5,1 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,4 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano il 41% della produzione nazionale, seguite dalle Marche. Nonostante ciò sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno, con un aumento del 2,3% nei primi dieci mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, senza che questo venga reso noto ai consumatori in etichetta. Nonostante ciò sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno senza che questo venga reso noto ai consumatori in etichetta.

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La Lombardia che soffoca sotto le nuove trivelle – grazie Roberto Maroni, grazie Claudia Terzi!

assessore all’ambiente e alla sostenibilita’ della regione Lombardia
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano
Leghista, classe 1974
Cosa c’e’ di sostenibile nelle fonti fossili? 
 

presidente della regione Lombardia 
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano
Leghista, classe 1955

L’intesa per il pozzo esplorativo per idrocarburi liquidi e gassosi a Zibido 
approvata all’unanimita’ il 30 Novembre 2015

Secondo l’ARPA di Lombardia infatti il limite di 50 microgrammi per metro cubo di PM10 e’ stato raggiunto per sette giorni di seguito!

E quindi il giorno 26 febbraio arriveranno “misure straordinarie” come previsto dal “Protocollo regionale sulla qualità dell’aria” con il traffico limitato, l’abbassamento della temperatura del riscaldamento nelle case, e il divieto di usare alcuni tipi di caminetti. 

Qualche giorno fa e’ stato pure annunciato il ricorso al TAR Lombardia per l’inquinamento alle stelle da varie associazioni di avvocati ambientalisti e di cittadini. Il ricorso e’ contro la regione Lombardia e in particolare contro il presidente della regione Roberto Maroni e l’Assessore Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile Claudia Maria Terzi.

In questo ricorso si legge: 

Di fronte alla continua emergenza sanitaria determinata dall’elevata presenza di inquinanti dell’aria in tutta la Regione Cittadini per l’Aria e AIPI, con il sostegno di ClientEarth, chiedono con forza che vengano poste in essere azioni ed iniziative efficaci sotto il profilo del miglioramento della qualità dell’aria”.

Dell’inquinamento fuori controllo del nord (e pure del sud!) Italia si parla da anni, e ogni anno in inverno ritorna la litania del traffico limitato, delle concentrazioni di PM che ogni anno sembrano crescere un po di piu’, dell’aria irrespirabile, di asma e di mamme preoccupate.

Cosa fare?

Beh, certo, tutto e’ utile, le cause, le mascherine, il traffico limitato, gli autobus invece che le macchine, il riscaldamento piu’ eco-friendly invece che il diesel.

Ma… e incentivare le auto elettriche, per davvero e non per finta, caro Roberto Maroni, cara Claudia Terzi, assessore sostenibilita’?

Ma sopratutto, caro Maroni, cara Terzi, perche’ avete approvato il pozzo esplorativo di idrocarburi Moirago 1 alle porte di Milano?

Ricordiamo che la regione, sotto Maroni e Terzi, diedero l’intesa regionale per la “cantierizzazione e la relativa perforazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi per una profondita’ finale di circa m 4.200”

Alle porte del Parco Sud di Milano, e nonostante l’opposizione del parco stesso e dei residenti. Come e’ stato possibile, di nuovo, che l’assessore allo sviluppo sostenibile abbia firmato tale scempio?

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Rileggo l’approvazione, e’ del 2015 e si legge che il Parco Agricolo Sud diede parere negativo al pozzo Moirago a causa degli  

“impatti sulle componenti ambientali e al sistema naturalistico, nonché per le alterazioni sui caratteri paesaggistici del contesto interessato” 

e perche’  

“il progetto di perforazione del pozzo esplorativo, in considerazione della sua natura temporanea e della collocazione esterna seppur in un’area posta a margine del Parco Agricolo Sud Milano, non
appare in contrasto con le norme vigenti del Parco stesso”

Quindi il presidente della regione e il suo assessore alla sostenbilita’ approvano un pozzo di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi in contrasto all’ente che gestisce il suolo dove tale pozzo deve sorgere!

Interessante democrazia; interessante autonomia. Ma non erano quelli della Lega gli stessi che parlavano di autonomia agli enti locali? E perche’ non hanno ascoltato quelli del parco? E’ lo stesso ragionamento, ma fatto a scala piu’ piccola, no? Lo sapranno quelli del parco cosa e’ meglio per loro, no?

Ma poi… perche’ ce il abbiamo i parchi? Per farci le trivelle? Per imbruttirli? O ce li abbiamo per la bellezza, per l’aria pulita, per la tranquillita’?

E poi dicono che “il calcolo stesso della probabilità di accadimento è stato effettuato secondo
la metodologia “Fault Tree”
dalla quale risulta che “la probabilità di accadimento risulta pari a 3.6 10^(-6).

Cosa vuol dire questo numero? Al giorno, all’anno, in trenta anni? E’ tanto, e’ poco? Non e’ dato sapere.  Dicono solo che e’ il linea con le altre applicazioni relative alla “generalità dei pozzi per idrocarburi”.

Ma dietro a questi freddi numeri dimenticano di dire che all’interno del Parco Agricolo Sud Milano nel raggio di 5km dal pozzo vivono varie decine di migliaia di persone! Vorrei tanto sapere quali erano le probabilita’ per Seveso, o per il Vajont, o per Rigopiano. Il fatto e’ che questi numeri non significano niente, perche’ nessuno puo’ veramente prevedere cosa e quando succedera’ il “worst case scenario”.

E visto che nessuno dei residenti ne guadagna niente con questo pozzo di idrocarburi, ecco che ci sono solo rischi inutili!

Aggiungono anche che “un eventuale danno ambientale legato ad un evento di blow-out, che ha come conseguenza l’immissione in atmosfera del gas” potrebbe avere ricadute negative sul centro abitato ma che la “concentrazione al suolo delle sostanze in ricaduta dopo il rilascio, nelle condizioni climatiche normali risulta pari a zero, mentre può aumentare fino a valori di 16 ppm delle frazioni
idrocarburiche in aerosol nelle condizioni meteo più sfavorevoli 

Cioe’ dobbiamo pregare Giove Pluvio!

E poi, scusate, ma 16ppm di cosa? Di vapore acqueo? Di idrogeno solforato? Di metano? Di cianuro?


E infine hanno detto che e’ tuttapposto perche’ “la Società permissionaria ha comunicato di aver sottoscritto una polizza assicurativa pari a trecento milioni di euro per il ripristino dei danni verso
terze parti, inclusi gli eventuali danni all’ambiente nell’area in cui si svolge l’attività, nonché una polizza assicurativa pari a cento milioni di euro per il controllo dell’eventuale pozzo fuori controllo”


E la chicca finale: “non sono da prevedere problematiche relative a sismicità indotta” perche’ e’ solo un pozzo preliminare.  Questa la si studiera’ magari dopo.

E quindi tuttapposto, e tutto approvato e Amen.
E amen pure al Parco Agricolo che aveva osato dire di no.

Il voto e’ stato unanime – che importa che questo e’ il primo passo verso il pozzo vero e proprio, verso 30 anni di pompaggio, di inquinamento, di stimolazione non naturale del terreno?

—-

E quindi veniamo a noi, un anno e mezzo dopo il Novembre 2015 e a questa Milano che soffoca con cause in tribuale nel Febbraio 2017.

Il pozzo Moirago 1 non migliorera’ la situazione, e ogni pozzo in piu’ che facciamo, da Milano a Ragusa, e’ un altro po di monnezza che finisce nel nostro ambiente – durante la fase di preparazione, durante la fase di estrazione, durante la fase di lavorazione, e durante la fase di consumo finale degli idrocarburi.

Nel 2017 caro Maroni, cara Terzi quello che si dovrebbe fare per evitare inverni futuri di cieli grigi e di aria malata, per un pianeta piu’ sano e per dare l’esempio ai paesi in via di sviluppo, e per non essere ipocriti sugli accordi di Parigi,  e’ di dire no a qualsiasi altra fonte di energia fossile e puntare solo sulle rinnovabili.

Anche a Milano. 



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Copenhagen: la scuola con l’intera facciata di vetro al sole

E’ la nuova sede della Copenhagen International School in Denmark.

E’ un edificio coperto da 12mila pannelli di vetro colorati che assorbono energia dal sole. Ed e’ rivoluzionaria perche’ porta avanti il concetto del solare non piu’ inteso come pannello sul tetto, quanto di materiali integrati con tutto l’edificio.

I pannelli di vetro della scuola in questione coprono le pareti della scuola e creano una delle superficie solarizzate piu’ grandi del mondo. I pannelli genereranno 300 MWh di elettricita’ all’anno, soddisfacendo cosi alla meta’ del fabbisogno dell’intera scuola in termini di calore, elettricita’ e aria condizionata.

La tecnologia e’ stata sviluppata in Svizzera e i pannelli sono di un colore verde-mare che non solo e’ gradevole agli occhi, ma e’ anche il risultato di dodici anni di ricerca presso l’ Ecole Polytechnique Federale di Losanna per ottimizzarne il colore.

A Losanna volevano infatti imparare a fabbricare pannelli di vetro che potessero avere gradazioni a scelta senza dover aggiungere pigmenti ai materiali. Ci sono riusciti: bloccando alcune lunghezza d’onda della luce riflessa con filtri nanometrici da applicare sulla superficie esterna del vetro, i pannelli possono ora apparire in rosso, blue, giallo o verde-mare, come a Copenhagen.

Il progetto dei pannelli colorati e’ stato guidato da Jean-Louis Scartezzini, a capo del Solar Energy and Building Physics di Losanna. Parte della luce viene riflessa, e il resto viene assorbito e trasformato in elettricita’.

La fabbricazione e’ stata realizzata a Dubai, da parte della ditta Emirates Insolaire. La scuola invece e’ stata disegnata dal gruppo di archietti C.F. Møller Architects: e’ la scuola piu’ grande di Danimarca. Questi pannelli saranno adotatti anche in altri edifici di Dubai: il concetto di integrare il solare nelle finestre prende piede sempre di piu e si cercano modi di rendere gli edifici belli e efficenti allo stesso tempo.

Ovviamente tutto questo e’ bellissimo e per molti versi unico.

Ma molto si puo fare, non solo con i tetti, ma anche proprio per tutto il sistema energetico delle nostre abitazioni.

In Europa, il 40% dell’energia e’ usata per alimentare gli edifici — elettricita’ e riscaldamento — secondo la Commissione Europea, che ricorda che nel rinnovare gli edifici esistenti, la loro efficenza, si potrebbe abbassare di molto il consumo di energia, tagliare costi e creare occupazione.

Come sempre, basta solo volerlo.

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L’isola che c’è

Viaggiava sulla sua  Panda, semplice, agile, pratica e filava abbastanza veloce. Comoda l’auto, niente da dire, ma così scorrendo sulle vie e sull’autostrada, superata da auto in corsa e Tir stracolmi, si rendeva conto di quanto fosse mutata la sua vita e quella degli umani. Un tempo c’erano i Romei: andavano da ogni angolo d’Europa […]

L’articolo L’isola che c’è proviene da Decrescita Felice Social Network.

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Il consumo di gas nei settori industriale ed elettrico a Gennaio

E’ interessante verificare due indicatori indiretti dello stato di salute della nostra economia quali possono essere i settori industriale ed elettrico dal punto di vista dei consumi di gas. Qualche giorno fa abbiamo visto i dati (provvisori) del consumo complessivo del gas nel mese Gennaio con i dati pubblicati dalla Snam, notando che si è avuta una crescita del straordinaria del 21,8%.
Adesso controlliamo l’andamento del consumo nel settore industriale e in quello termoelettrico con i grafici che riassumono i consumi negli anni solari degli ultimi 12 anni e i grafici con la sommatoria dei dodici mesi precedenti.
I numeri sono il nostro punto di partenza e i grafici da noi realizzati ci aiuteranno a vedere e capire quale sia il progredire dei consumi nei due settori che insieme ad altri indicano una ripresa o una contrazione della crescita economica e produttiva. Le cifre sono quelle pubblicate dalla Snam (provvisorie negli ultimi due mesi) mentre le altre sono quelle definitive pubblicate dal Ministero.

I nostri grafici

Il settore industriale

 Nel settore industriale si è consumato il 10,4% in più del corrispondente mese del 2016, circa 1.273 milioni di metri cubi (dati provvisori) contro i 1.153 (dati definitivi) milioni di metri cubi del 2016.

   

Il corrispondente grafico che traccia i consumi sommando i precedenti 12 mesi rispetto al mese di rilevamento. C’è poco da dire. Da metà dell’anno passato si vede una risalita nei primi mesi del 2016, con un’alternanza di periodi brevi di discesa e risalita ma da considerare fluttuanti nella norma dal giugno del 2010.


Il settore termoelettrico

Il consumo per la generazione di energia elettrica sale del 24,6% rispetto allo stesso mese del 2016, assestandosi nella zona alta degli ultimi 13 anni. Si sono consumati circa 2.349 milioni di metri cubi (dati provvisori) contro i 2.125,7 milioni di metri cubi dello stesso mese del 2016 (dati definitivi). Negli ultimi 3/4 mesi abbiamo avuto incrementi dei consumi che vanno dal 20 al 33 %, il perchè lo abbiamo spiegato in un post precedente quindi già sappiamo che non è un segnale totalmente positivo per la nostra economia ovvero non si è prodotto energia elettrica con le turbogas per un incremento della nostra produttività nazionale bensì per una necessità della Francia, causa chiusura di una dozzina di centrali nucleari per ‘revisioni’ periodiche o forzose, e che esportiamo.

Si evidenzia, nel grafico sottostante, la risalita dei consumi dal gennaio 2015 ad oggi prendendo in considerazione la somma dei 12 mesi precedenti.

Continueremo nel futuro a seguire gli altri indicatori della salute della nostra economia attraverso i consumi. 

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