Le tecniche per aggirare i test di emissioni

Un team internazionale di ricercatori ha scoperto il meccanismo che ha permesso  alla Volkswagen di aggirare  i test di emissione statunitensi ed europee per almeno sei anni prima della scoperta del raggiro da parte dell’ EPA, Environmental Protection Agency, che mise l’azienda sotto inchiesta nel 2015 per aver violato il Clean Air Act.
Nel corso di un anno di indagini, i ricercatori hanno trovato il codice che ha permesso ai computer di bordo di una macchina di ‘capire’ quando il veicolo è sottoposto ad un test sulle emissioni ed attivare di conseguenza i sistemi di contenimento  delle emissione  della vettura, riducendo la quantità di inquinanti emessi. Quando il computer realizzava che il test fosse terminato immediatamente , venivano disattivati ​​questi sistemi di contenimento.
Quando il sistema di riduzione delle emissioni non era in funzione, le auto emettevano fino a 40 volte la quantità di ossidi di azoto consentiti dalla normativa EPA.
Il team, guidato da Kirill Levchenko, uno scienziato informatico presso l’Università della California San Diego ha presentato i  risultati al 38 ° IEEE Symposium on Security and Privacy nella San Francisco Bay Area. “Siamo stati in grado di trovare la pistola fumante”, ha detto Levchenko. “Abbiamo trovato il sistema e come è stato utilizzato.”        

Fonte       UC San Diego News Center

Un altro dispositivo è stato scoperto sulle auto di  Fiat Chrysler Automobiles. Dopo aver testato circa 900 firmware, i ricercatori sono stati in grado di rilevare un potenziale impianto di manipolazione in più di 400 firmware che abbracciano otto anni di utilizzo. Entrambi i veicoli della Volkswagen e Fiat utilizzavano la centralina diesel EDC17 prodotta da Bosch. 
“Both the Volkswagen and Fiat vehicles use the EDC17
diesel ECU manufactured by Bosch. Using a combination
of manual reverse engineering of binary firmware images
and insights obtained from manufacturer technical documentation
traded in the performance tuner community (i. e., car
enthusiasts who modify their software systems to improve
performance), we identify the defeat devices used, how they
inferred when the vehicle was under test, and how that
inference was used to change engine behavior. Notably, we
find strong evidence that both defeat devices were created
by Bosch and then enabled by Volkswagen and Fiat for their
respective vehicles.”  Fonte qui
In pratica hanno preso in giro i legislatori europei e americani i quali avevano prodotti legi per salvaguardare l salute dei cittadini. Un atteggiamento che ci fa capire quanto la salute e le leggi interessasserp a questo genere di ‘brave persone’. Niente.

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Le rinnovabili e la produzione nazionale di energia elettrica ad Aprile 2017

L’altro giorno abbiamo visto in un post, che ha ripreso il comunicato stampa di Terna, quale sia sia stato i consumo complessivo di energia elettrica in Italia d’Aprile. Esso è sceso del -2,5%.

Adesso prendiamo in esame la produzione nazionale di energia con particolare riferimento alle energie rinnovabili.

Nel mese di aprile 2017 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’86,7% con produzione nazionale e per la quota restante (13,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (20,3 miliardi di kWh) è in flessione di uno 0,9% rispetto ad aprile 2016. Sono in aumento le fonti di produzione termica (+6,6%) e fotovoltaica (+13,2%), mentre risultano in flessione le fonti idrica (-29,2%), geotermica (-1,2%) ed eolica (-12,6%).



I nostri grafici

Per aiutarci nella comprensione con un semplice sguardo abbiamo realizzato come al solito, alcuni grafici, con i dati forniti da Terna.

La produzione nazionale dal 2009

Per anno solare vediamo che ad Aprile del 2017 la produzione  risulta essere diminuita dellp  0,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ed è al livello più basso rispetto agli ultimi 9 anni non solo di Aprile ma di tutti i mes..  20.347 miliardi di kWh.  



… e in sequenza mensile.





Il grafico seguente rappresenta l’andamento della produzione nazionale come sommatoria dei 12 mesi precedenti alla rilevazione del mese di riferimento. Siamo ancora in una fase di crescita produttiva.







Adesso prendiamo in considerazione le singole componenti delle rinnovabili.

La produzione fotovoltaica negli ultimi anni suddivisa per anno solare. Siamo posizionati bene, al secondo posto degli ultimi 9 anni, siamo ad un + 13,3% nei confronti dell’anno precedente, 2.490 GWh.





La produzione eolica negli ultimi anni suddivisa per anno solare. Nei piani alti degli ultimi 9 anni, ma con un decremento consistente,  -12,6% rispetto al 2016 che però fu un anno straordinario.





Ciascuna delle rinnovabili in un solo grafico.




Qui sotto vediamo la quantità di energia prodotta da fonte idroelettrica separata dalle altre componenti rinnovabili sommate insieme.





Qui sotto è la quantità di energia termoelettrica rapportata a tutte le rinnovabili.

Il grafico seguente, di forte Terna, mostra il ruolo delle componenti nella produzione di energia . Le rinnovabili (idroelettrica + geotermica/eolica/fotovoltaica) ..




… invece nei primi 2 mesi dell’anno in corso e rinnovabili hanno inciso per il e poco meno del 23,6% della produzione nazionale .



Continuiamo con una novità inserita nei post da qualche mese a questa parte per i nostri grafici avendo avuto delle sollecitazioni da parte di lettori del nostro blog.

Il grafico delle rinnovabili come sommatoria dei 12 mesi precedenti al rilevamento ultimo, il primo con il solare, eolico, geotermico, a parte l’idroelettrico.




In diminuzione l’eolico e di poco il geotermico, una leggera crescita per il solare FV.





Un rallentamento produttivo per l’idrico dal novembre 2014 ad oggi, anche se pressoché stabile dall’inizio del 2016.

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La Riserva Selvaggia in Europa

Patrice Longour con un bisonte nella sua Riserva di Thorenc

La Riserva del delta del fiume Okavango, in Botswana, sta diventando un arido deserto. Eppure era un paradiso quando la vide per la prima volta il veterinario francese Patrice Longour, ecologista innamorato dell’Africa. Fu lui a darsi da fare per salvare la riserva , per proteggere gli animali selvaggi, tra cui Leoni e Ippopotami, in pericolo. Ma la Grande Riserva del Delta dell’Okavango stava morendo per cause più’ grandi di lui e delle sue possibilità’. L’acqua del fiume era sempre di meno, la terra sempre più’ arida e le piante e la foresta stavano morendo lasciando un deserto assetato. Il riscaldamento globale e la maggiore richiesta di acqua da parte di una popolazione in crescita esplosiva stavano prosciugando il fiume, facendo morire di sete gli animali e distruggendo la vegetazione. Il Botswana non fa eccezione rispetto agli altri paesi africani, ha una popolazione che cresce rapidamente e ha bisogno di cibo e soprattutto acqua. Le donne fanno ancora dai sette ai dieci figli ciascuna. Nessuno gli da limiti, ne il governo ne le organizzazioni religiose o laiche che dovrebbero educarle. Anzi negano a loro il diritto alla contraccezione, per assurdità’ di precetti religiosi o peggio ideologici. Il risultato e’ disastroso. Le città’ dell’interno , o sarebbe meglio parlare di bidonville visto che la povertà’ e la fame la fanno da padroni,hanno una popolazione che non sa più’ dove reperire il minimo necessario a sopravvivere e la gente fugge nell’emigrazione o si trasferisce in massa sulle rive del fiume in cerca di acqua per mantenersi in vita, mentre per il resto manca tutto: lavoro, case, cibo, mezzi di trasporto, medicine, servizi. Manca tutto, ma la gente cerca l’acqua. Si e’ cercato un accordo con la Namibia che di acqua ne ha di più’ ma poi e’ saltato tutto e ora si rischia un conflitto per l’acqua. Ci sono stati scontri a fuoco al confine e la lotta per l’acqua e’ solo all’inizio. Tutto questo è avvenuto nella indifferenza dei governanti del Botswana, che non hanno mai accettato la riserva se non come occasione di guadagno dal turismo. In queste condizione Patrice Longour ha dovuto abbandonare la lotta, ma un funzionario del governo del Botswana gli ha dato un’idea. Come racconta Longour, il funzionario africano, in risposta alla sua richiesta che il governo locale provvedesse a salvare la riserva con gli animali e la foresta, gli rispose con una frase che lo colpi’:” noi abbiamo bisogno del fiume, ne ha bisogno la gente per sopravvivere. La riserva non ci serve. Ma se tieni tanto alla riserva, perché’ non la vai a fare a casa tua? Falla in Francia la riserva e lasciaci in pace”.

Patrice ci penso’ su. Forse il funzionario del Botswana aveva ragione. Forse anche la Francia, la civilissima Francia, la patria dell’Illuminismo e della democrazia occidentale, aveva bisogno di una riserva. Ma una riserva vera, non una scusa par turisti: una riserva che proteggesse animali selvaggi in via di sparizione in Europa, che avesse una adeguata estensione in ettari, che servisse non all’uomo, ma all’ambiente e agli animali , e non fosse solo apparenza. Invece di imporlo agli Africani forse era giusto che gli europei guardassero la trave nei propri occhi e imponessero a se stessi il rispetto e la salvaguardia per le specie che stiamo distruggendo. Pretendiamo che gli africani ci mantengano integri i paradisi terrestri del loro continente con la fauna e la flora originaria di un ambiente unico, ma poi in casa nostra cementifichiamo tutto e ce ne infischiamo dei paradisi, creando un ambiente avvelenato che e’ un vero e proprio inferno sulla terra. Patrice accetto’ la sfida e torno’ in Francia con lo scopo di creare una grande riserva che salvasse animali europei in pericolo per l’azione distruttiva dell’uomo. L’idea di fondo per Patrice era questa: le riserve africane sono un modo per rispettare e preservare la natura in un momento in cui la crescita umana e i consumi che comporta stanno mettendo in pericolo ambiente e le specie animali originarie. A maggior ragione questo e’ necessario in un continente come l’Europa massicciamente antropizzato, dove di naturale è rimasto poco. Selvaggio poi per noi europei ha un significato quasi spregiativo, mentre ci sembra civile tutto ciò che è costruito ed artificiale. Una ideologia devastante che ci sta portando alla distruzione del territorio e a porre in pericolo l’uomo stesso, oltre agli animali. Ma l’intento del veterinario francese non era quello di fare l’ennesimo parco ad uso turistico, una operazione commerciale e un modo più’ soft di antropizzare. L’intento era quello di fare una riserva vera nel continente europeo che restituisse un territorio ancora incontaminato, la sua flora e la sua fauna, al suo senso originario. Dopo dieci anni di una lotta estenuante contro la burocrazia, contro gli scettici,contro mille difficoltà’, Patrice Longour instancabile veterinario di 56 anni, ha convinto sua moglie, Alena, e pochi amici a seguirlo. Ha parlato con tanti amanti della natura, con i politici e con gli investitori, ed e’ riuscito a superare l’inerzia dell’amministrazione, convincendo anche un ministro dell’Ecologia. Longour e’ andato a cercare un ambiente naturale del sud della Francia e vi ha portato specie selvaggie europee in pericolo come il bisonte europeo, cervi, cavalli di Przewalski, camosci, l’aquila reale e molte altre,libere di vivere in un ambiente unico con praterie e boschi per una estensione di 700 ettari. La riserva si trova a Thorenc nei pressi di Andon nella Provenza, tra le Alpi e la costa azzurra. Oggi, dati i risultati positivi dell’integrazione della fauna selvatica in questo ambiente del sud della Francia, il Dr. Patrice Longour intende estendere il suo progetto ambientale, in particolare dove l’agricoltura moderna non può garantire la sopravvivenza delle aziende agricole tradizionali. Longour ha creato un modello di “ritorno alla natura” in un continente che finora ha visto solo crescere il cemento e la presenza umana. Ha accettato per la sua riserva una quantità’ ridotta di visitatori, non con intenti commerciali ma allo scopo di finanziare il progetto; il parco e’ più che altro rivolto a favorire l’attività’ di ricercatori ed etologi interessati alla protezione delle specie selvatiche europee rimaste. La sua è un’idea nuova: un’idea africana in Europa. Una idea semplice e rivoluzionaria perché si basa su un no netto all’antropizzazione del territorio come modello unico. Un modo concreto per uscire dal modello consueto della urbanizzazione consumistica come unica idea di sviluppo per l’Europa. Un’idea africana per dare ad un continente cementificato una nuova speranza.… more

Prova dimostrativa di ricarica wireless per auto elettriche

Qualcomm Incorporated  attraverso la controllata Qualcomm Technologies, Inc., ha effettuato un test di prova il 18 Maggio per dimostrare che la ricarica in movimento di un veicolo elettrico è possibile attraverso la tecnologia wireless, niente cavi, niente parti striscianti. Il sistema  DEVC, dynamic electric vehicle charging, permette la ricarica anche a velocità autostradali fino a 20 kW di potenza non solo di un’auto elettrica ma addirittura due Renault Kangoo dotati di ricevitori “Halo” DEVC, percorrendo la stessa traccia in direzioni opposte. Le prova di carica dinamica ha avuto luogo presso la pista francese di Satory a Versailles, presso Parigi. La traccia Fabric di 100 metri di lunghezza è stata realizzata dalla francese Vedecom per analizzare e testare la tecnologia wireless. I 9 milioni di euro sono in gran parte finanziati dalla Commissione Europea, per verificare la fattibilità tecnologica, sostenibilità economica e la sostenibilità socio-ambientale. 

Nell’ultima foto possiamo vedere le bobine installate sotto il manto stradale che emettono un campo elettromagnetico che permette di ricaricare le batterie montate sulle Renault Kangoo Z.E dotate di ricevitori DEVC.

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