Effetto Cassandra

Godetevi la Terra finché dura: i livelli di carbonio atmosferico superano il punto di non ritorno

Da “UK Complex”. Traduzione di MR

Di Mac MacCann

La cattiva notizia: Il problema del cambiamento climatico terrestre ha appena superato un punto di non ritorno. I livelli di carbonio atmosferico hanno superato le 400 ppm e non torneranno “mai più, in un futuro indefinibile”, a livelli ambientalmente amichevoli.

La buona notizia? Ah no, aspettate. Mi spiace, siamo praticamente fottuti.

Sapevamo già che la cosa era seria. Dopotutto, negli ultimi 20 anni, l’umanità ha distrutto oltre due milioni di kmq – il 10% – della natura selvaggia terrestre. Il cambiamento climatico ha “devastato” il 93% della Grande Barriera Corallina. Il mondo è così fottuto che il genio Stephen Hawking di recente ha affermato che “la specie umana non ha futuro se non va nello spazio”.

Ma ora sappiamo davvero, davvero, che siamo nei guai. Lo scienziato Ralph Keeling, che è responsabile del programma di monitoraggio del biossido di carbonio dell’Istituto Scripps di Oceanografia, ha scritto in un blog che “sembra già sicuro dire che non vedremo un valore mensile al di sotto delle 400 ppm quest’anno – o mai più per un futuro indefinibile”.

Analogamente, il capo degli scienziati del clima della NASA Gavin Schmidt ha detto a Climate Central, “Secondo me, non vedremo mai più un mese al di sotto delle 400 ppm”.

Il biossido di carbonio, CO2, è il “gas serra principale che sta contribuendo al recente cambiamento climatico”, secondo la EPA (Environmental Protection Agency). La NASA dice che la temperatura media di superficie del pianeta si è riscaldata di 1°C dall’inizio della Rivoluzione Industriale, a causa del “aumento del biossido di carbonio e di altre emissioni umane in atmosfera”.

Quest’anno è sulla buona strada per essere il più caldo mai registrato —  a seguito di 16 mesi di caldo record di fila, la striscia più lunga che il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) abbia mai registrato nei suoi 137 anni.

Col cambiamento climatico ci sono una sacco di problemi. A causa sua, un quarto delle specie terrestri si potrebbero estinguere entro il 2050. Il cambiamento climatico incasina anche le catene alimentari, come stanno scoprendo nel modo più duro gli orsi polari. Milioni e milioni di persone dovranno spostarsi a causa dell’aumento dei livelli del mare. Gli scienziati stimano che oltre 13 milioni di americani potrebbero doversi spostare per il 2100.

Anche se 400 ppm è più che altro un punto simbolico che un reale punto di non ritorno (per esempio, non c’è una differenza enorme fra 395 e 405 ppm), le scoperte dell’Osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii sono preoccupanti perché settembre è tipicamente il punto più basso dell’anno per il biossido di carbonio atmosferico. Keeling ha spiegato, “A novembre, saremo in marcia verso la metà in crescita del ciclo, in direzione di nuovi massimi e forse persino superando la barriera delle 410 ppm”.

Nel 2012, l’Artico ha superato la soglia delle 400 ppm – la prima area a farlo. Negli ultimi anni, l’Antartide è stata la sola stazione di monitoraggio del biossido di carbonio che non ha raggiunto le 400 ppm, ma ha superato quella soglia a giugno – per la prima volta in milioni di anni.
Il lato positivo, immagino, è che questo può essere l’ennesimo motivo per cliccare “Hot in Herre” di Nelly. (Il rapper che ha potuto pagare i propri debiti grazie alla campagna di ‘click’ sulla sua canzone, ndt).

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La crisi climatica è già qui – ma nessuno ce lo dice

Da “The Guardian”. Traduzione di MR (via Luca Mercalli)

Di George Monbiot

I media relegano la più grande sfida che ha di fronte l’umanità alle note a piè di pagina mentre l’industria e i politici ci scagliano verso il collasso sistemico del pianeta

‘Il ghiaccio marino artico ha ricoperto un’area più piccola lo scorso inverno rispetto ad ogni inverno passato da quando esistono le registrazioni’. Foto: Alamy 

Ciò che è essenziale non è importante. Ciò che è importante non è essenziale. I media ci sviano dai problemi che determineranno il corso delle nostre vite verso argomenti di un’irrilevanza da fondere il cervello.

Quest’anno, con le tendenze attuali, sarà l’anno più caldo mai misurato. Il record precedente è stato stabilito dal 2015, quello precedente dal 2014. Quindici dei sedici anni più caldi si sono verificati nel XXI secolo. Ognuno degli ultimi quattordici mesi ha battuto la temperatura globale media del mese. Ma si può ancora sentire gente che ripete la vecchia affermazione, proposta per la prima volta dai lobbisti dei combustibili fossili, che il riscaldamento globale si è fermato nel 1998.

Il ghiaccio marino artico ha ricoperto un’area più piccola lo scorso inverno rispetto a qualsiasi altro inverno da quando sono iniziate le registrazioni. In Siberia, imperversa un’epidemia di antrace fra la popolazione umana e quella di renne perché corpi infetti bloccati nel permafrost dall’ultima epidemia del 1941 si sono fusi. L’India è stata martellata da cicli di siccità ed inondazioni, mentre un caldo che appassisce secca il suolo e infiamma i ghiacciai in Himalaya. L’Africa meridionale ed orientale è stata catapultata in emergenze umanitarie dalla siccità. Gli incendi imperversano sull’America; le barriere coralline in tutto il mondo si stanno decolorando e stanno morendo. Nei media, queste tragedie vengono riportate come impatti de El Niño, un evento meteorologico naturale causato da blocchi di acqua calda che si formano nel Pacifico. La fase de El Niño ora è finita, ma i record cadono ancora.

Persone che aspettano per riempire le loro taniche di acqua durante una siccità a  Latur, in india, nell’aprile 2016. Foto: via Getty Images

Otto mesi fa a Parigi, 177 nazioni hanno promesso di provare ad assicurarsi che la temperatura media del mondo non aumentasse di più di 1,5°C al di sopra del livello preindustriale. Ma questa è già aumentata di 1,3°C – più rapidamente e oltre quanto previsto da tutti. In un certo senso, gli scienziati avevano torto. Ci hanno detto di aspettarsi una crisi climatica nella seconda metà di questo secolo. Ma è già qui. Se avete dato uno sguardo rapido potreste esservi persi i rapporti, ma forse l’aspetto che colpisce di più della Piattaforma democratica (il manifesto di partito) approvato a Philadelphia la settimana scorsa è stata la sua posizione sul cambiamento climatico. La campagna di Hillary Clinton ora promette una mobilitazione nazionale e globale “su una scala mai vista dalla Seconda Guerra Mondiale”. Cercherà di rinegoziare gli accordi di scambio per proteggere il mondo vivente, per fermare la trivellazione di petrolio nell’Artico e nell’Atlantico e per garantire che gli Stati Uniti “siano alimentati interamente da energia pulita per la metà del secolo”.

Ci sono alcune contraddizioni evidenti nella piattaforma. A giudicare da un paragrafo bizzarro, i democratici credono di poter risolvere il cambiamento climatico espandendo strade ed aeroporti. Si vanta del record di vendite dell’industria automobilistica e promette di tagliare “la burocrazia”, che è il termine usato dai lobbisti delle multinazionali sulle protezioni pubbliche che odiano. Ma  dove è buono è molto buono e riflette l’influenza di Bernie Sanders e dei candidati da lui proposti al comitato di redazione. Donald Trump, dall’altra parte, – be’, che cosa vi aspettavate? Il cambiamento climatico è una “truffa” e un “inganno” che è stato“creato da e per i cinesi per rendere la produzione statunitense non competitiva”. Il suo manifesto suona come una lettera d’amore per l’industria del carbone. Il carbone, dice, “è una fonte di energia interna abbondante, pulita, accessibile, affidabile”. Difenderà l’industria rifiutando l’accordo di Parigi, fermando i fondi per il lavoro sul cambiamento climatico dell’ONU, mollando il piano per l’energia pulita del presidente Obama e proibendo all’EPA (Environmental Protection Agency) di regolamentare il biossido di carbonio. La cosa più allarmante della piattaforma è che non l’ha scritta Trump: la spacconata squilibrata e contraddittoria del partito repubblicano è uno sforzo collettivo. Ma almeno chiarisce alcune cose. Anche se vanta la sua grande ricchezza e potere, si propone come l’amico del cittadino comune e il nemico del capitale multinazionale. Su ogni problema significativo nel manifesto, il capitale multinazionale vince. Leggerlo significa scoprire come si è evoluta la situazione e a che punto sta.


‘Il manifesto di Trump è una lettera d’amore per l’industria del carbone’. Una centrale a carbone vicino Page, Arizona. Foto: Alamy

Incidentalmente, i dirigenti di Trump non condividono la loro credenza che il cambiamento climatico è un inganno. Il suo resort di golf in Irlanda sta chiedendo il permesso di costruire un muro – non per tenere fuori i messicani, ma per difendere i suoi affari dall’aumento dei livelli del mare, dall’erosione e dalle mareggiate causate, dice la richiesta, dal riscaldamento globale. Se ci si può pagare l’uscita dai guai, chi se ne frega degli altri 7 miliardi?

Non è che i media non abbiano menzionato ciò che dicono le due piattaforme sulla crisi esistenziale umana. Ma la copertura è stata, in gran parte, relegata alle note di piè di pagina, mentre le banalità evanescenti delle convention hanno condotto i bollettini e riempito le prime pagine. Ci sono molti livelli di pregiudizio nei media, ma il più importante è il pregiudizio contro la rilevanza. In Gran Bretagna, i media non sono riusciti a costringere David Cameron a rendere conto delle sue promesse verdi stravaganti e il record scioccante come primo ministro. Il suo successore, Theresa May, ha fatto qualche nomina terribile, ma il nuovo ministro per il cambiamento climatico, Nick Hurd, un adulto fra i suoi buffoni di corte, è una scelta interessante in quanto sembra capire l’argomento. Il problema fondamentale, tuttavia, è che i costi politici del fallimento sono molto bassi. Fingere che i quotidiani e i canali televisivi siano arbitri neutrali di tali questioni significa ignorare il loro posto nel cuore corrotto dell’establishment. Alle convention statunitensi, solo per fare un piccolo esempio, il Washington Post,  l’Atlantic e il Politico sono stati pagati dall’American Petroleum Institute per tenere una serie di discussioni, alle quali erano rappresentati i negazionisti climatici. La penna potrebbe essere più potente della spada, ma la borsa è più potente della penna.

Perché dovremmo credere che le multinazionali ci raccontino la verità sulle multinazionali? E se non possono informarci correttamente sul potere in cui sono inserite, come possono informarci correttamente su qualsiasi cosa? Se l’umanità non impedisce il collasso climatico, l’industria che ha la responsabilità maggiore non è quella dei trasporti, del gas, del petrolio e nemmeno del carbone. Tutte queste possono comportarsi come fanno, spingendoci verso il collasso sistemico, solo con una permesso sociale per farlo. Il problema comincia con l’industria che, più o meno consapevolmente, garantisce loro questo permesso: quella per cui lavoro.

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Basta fare figli: siamo già sei miliardi di troppo

Da “Return to Now”. Traduzione di MR (via Population Matters)

Gli esperti dicono che la popolazione ideale è al di sotto dei 2 miliardi; noi invece siamo 7,5 e in crescita

Quando le persone sostengono che la sovrappopolazione è un mito, le loro argomentazioni di solito ruotano attorno alla quantità di spazio “aperto” presente sulla Terra non ancora occupato dagli esseri umani.

Dicono cose tipo – “Avete mai volato sopra il paese e visto tutta la terra libera che c’è fra New York e  la California?” Ma ciò di cui non si rendono conto è che ci vuole molta più terra di quella in cui si trova un appartamento per sostenere la vita umana. Solo perché possiamo stipare qualche altro miliardo di corpi umani qua e là, questo non significa che c’è terra fertile o acqua pulita sufficienti a sostenere tutte quelle persone.


Secondo il Global Footprint Network, se ogni persona sul pianeta godesse dello standard di vita dell’europeo medio – che consuma circa la metà dell’americano medio – la Terra potrebbe supportare sostenibilmente circa 2 miliardi di persone, al massimo.

Se tutti i 7,4 miliardi di persone sulla Terra godessero dello standard di vita dell’americano medio, ci servirebbero 5 Terre.

Quindi la domanda che dovremmo porci non è “quanti esseri umani possiamo stipare sul pianeta?”. E’ “che qualità di vita vogliamo che l’essere umano medio possa godersi?”
Una volta che determiniamo questo, possiamo determinare la popolazione ideale e quanti bambini possiamo avere, in media. Ci sono diversi fattori che l’umanità deve ponderare nel determinare questo numero. Eccone alcuni di quelli grandi:

1. I combustibili fossili non possono essere parte dell’equazione

Il primo e più importante fattore è che i combustibili fossili devono essere tenuti fuori dall’equazione, in quanto hanno già causato il fatto che abbiamo di gran lunga superato la capacità di carico a lungo termine della Terra degli esseri umani e siamo già sulla buona strada per una moria di massa degli esseri umani quando il petrolio finisce.

E’ importante cominciare col comprendere che la popolazione umana non sarebbe mai diventata così grande senza i combustibili fossili.

Alla Rivoluzione “Verde” degli anni 60 e 70 – in cui gli scienziati hanno imparato come fertilizzare i suoli esauriti del globo col petrolio – viene accreditato di aver salvato perlomeno 1 miliardo di persone dalla fame. Ma non ha avuto sufficiente “riconoscimento” per aver raddoppiato la popolazione globale ed aver creato 4 miliardi di bocche in più da sfamare.

Proprio mentre la generazione dei baby boomer è entrata nell’età adulta e stava pensando a quanti figli dovrebbe avere a sua volta, gli scienziati hanno lanciato una rivoluzione agricola moderna, alimentata da fertilizzanti sintetici, pesticidi e nuove varietà ad alto rendimento di cereali.
Quindi al posto di una popolazione globale di circa 3,5 miliardi di persone nel 1968 che ritornava al livello pre-Seconda Guerra Mondiale di 2,5 miliardi, abbiamo permesso alla popolazione di raddoppiare fino a 7 miliardi nel 2012 e ora ci stiamo avvicinando ai 7,5 miliardi nel 2016.

Questa è stata la storia dell’agricoltura sin da quando è iniziata. L’agricoltura crea un falso senso di sicurezza alimentare e di temporanei surplus. Quindi le persone fanno più bambini. Ma quando il suolo viene lavorato in modo eccessivo dopo qualche anno, i contadini, o i re, si spostano su nuove terre, respingendo chiunque abbia armi meno potenti che si trovi sulla loro strada.

Oggi, al posto di combattere per nuovi terreni agricoli, andiamo in guerra per nuovo petrolio per pompare minerali nei nostri terreni agricoli esauriti (e nelle nostre moderne colonie agricole).
Ma la maggior parte degli scienziati concordano sul fatto che la produzione di petrolio ha già raggiunto il picco ed ora sta declinando. Così non è che abbiamo soltanto ritardato e peggiorato la catastrofe inevitabile di quando il petrolio alla fine si esaurirà?

2. Quantità contro qualità

Agli americani serve più tempo per sentire gli effetti della sovrappopolazione globale, in quanto ognuno di loro, in media, consuma 32 volte più risorse di un keniano medio. Ma togliessimo il paraocchi vedremmo che la grande maggioranza della specie umana vive già in una povertà abietta e questo potrà solo peggiorare man mano che la popolazione cresce (si prevede che raggiungeremo i 10 miliardi ad un certo momento intorno al 2050).

Nei paesi non europei in tutto il mondo, la gente è affamata, lavora in fabbrica come schiava e vive in sobborghi squallidi, sporchi ed affollati.

Bangladesh

Nei paesi europei, la classe media lavora sempre di più ogni anno per mantenere un tetto sulla propria testa in una parte sicura della città. Gran parte di noi non si può permettere del cibo vero e convive con cancro, diabete e malattie cardiache a causa di questo.

Possiamo dire a tutti di consumare meno, ma quanto meno vogliamo consumare? E quanto spazio vogliamo?


Hong Kong

“Gli standard di vita della classe media negli Stati Uniti hanno raggiunto il massimo un po’ di tempo fa”, dice The Platonist in un articolo dal titolo “Qual è la popolazione ideale della Terra?

“L’abitazione media ora ha dentro molto di meno di quanto non avesse negli anni 70, quando l’individuo medio poteva ancora ragionevolmente aspettarsi di avere un decimo di ettaro per sé (questa dovrebbe essere la dimensione minima dei lotti periferici, per fare in modo che ci sia spazio sufficiente fra le case, visivamente, e per i bambini del luogo per correre e sentirsi liberi dalle aree costruite). Ma confrontatelo al 1700, quando ogni americano poteva avere oltre 40 ettari da accaparrarsi!”

Io personalmente non ho bisogno di 40 ettari, ma in mi sto davvero godendo il mio decimo di ettaro alberato, che ci possiamo permettere soltanto perché abbiamo un coinquilino.

Inoltre, il nostro stile di vita americano richiede molto di più della terra intorno alla quale mettiamo la ringhiera.

All’americano medio servono circa 9 ettari di terreno (e una tonnellata di lavoro da schiavi) per produrre la quantità di cibo e risorse che consuma. Se tutti i 7,4 miliardi di persone usassero il corrispettivo di 9 ettari in risorse, ci servirebbero circa 66 milioni di ettari di terreno produttivo. Sfortunatamente, sulla Terra ce ne sono in totale solo 14,5 milioni.

E naturalmente la sola ragione per la quale possiamo permetterci uno stile di vita lussuoso proveniente da così pochi ettari è l’agricoltura industriale. Quando il petrolio finisce, l’agricoltura industriale sparirà. La gente dovrà tornare a tipologie di agricoltura più primitive e passare molte più ore a produrre il proprio cibo.

A meno che, naturalmente, non vogliamo tornare alle modalità dei cacciatori-raccoglitori, che dispongono di molto più tempo libero degli agricoltori e consumano molta meno energia pro capite di qualsiasi tipo di essere umano mai esistito. Le densità della popolazione di cacciatori-raccoglitori raramente superava una persona ogni 16 kmq.

3. Quante specie vogliamo distruggere? Quante ne possiamo distruggere prima di distruggere noi stessi?

Più esseri umani ci sono sulla Terra, meno spazio c’è per ogni altra specie. Ogni volta che costruiamo una nuova città, periferia o fattoria, restringiamo la quantità di spazio per bisonti, orsi, cerci, leoni, rinoceronti, elefanti, giraffe, zebre, scimmie non umane, conigli, scoiattoli, pesci, insetti, erbe, batteri. Potrebbe non fregarvene particolarmente di ognuna di queste specie, ma anche le specie al vertice della catena alimentare dipendono da quelle sopracitate.

A causa della nostra interdipendenza, l’estinzione di una specie può creare un effetto domino, cancellando dozzine di altre specie.

La Terra ora sta perdendo specie viventi 1000 volte più rapidamente di prima che si evolvessero gli esseri umani moderni. Secondo l’attivista ambientale Lierre Keith, perderemo più specie nel periodo di 65 anni compreso fra il 1980 e il 2045 che negli ultimi 65 milioni di anni.

Alcuni scienziati la chiamano la sesta grande estinzione, simile a quella che ha spazzato via i dinosauri.

La soluzione? Smettere di fare figli

Ok, potete farne uno. Ma non di più. Finché la popolazione non si stabilizza:

Quindi perché non vediamo grandi cartelloni che invitano tutti ad avere un solo figlio?

La risposta, dice The Platonist, è che gli economisti – e le persone coi dollaroni che dipendono da loro – sono terrificati dal declino della popolazione. Perché perché la crescita dell’economia ogni anno è garantita solo finché cresce la popolazione:

“Più bocche significano più consumatori, più consumatori significano più dividendi, specialmente per le aziende globali più grandi … Le aziende enormi come Coca-cola, McDondald’s, Dow, Bayer, Proctor & Gamble, ecc. dipendono tutte dall’avere più bocche che comprano i loro prodotti ogni anno per la loro crescita economica continua”.

“Per essere testimoni in prima persona quanto sia favorevole alla crescita della popolazione il settore economico, basta rivolgersi a The Economist, dove si leggono continuamente editoriali sul fatto che i paesi con tassi di crescita della popolazione bassi vengono denigrati come campi minati economici, mentre luoghi con tassi di crescita della popolazione alti vengono dichiarati dei Nirvana economici, anche se, nell’Europa dell’est, la popolazione in crescita vertiginosa sta portando a drastiche riduzioni delle condizioni di vitae benessere per la persona media. In generale, gli economisti non sono impegnati ad occuparsi della qualità di vita pro capite”.

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Perché collegare la crescita della popolazione allo stress ambientale è politicamente un tabù?

Da “Church and State”. Traduzione di MR (via Niccolò Famiglietti)

Di Carolyn Lochhead | 2 settembre 2013

San Francisco Chronicle 


(Foto: Felipe Dana / Associated Press)

La California ha 157 specie in via di estinzione, incombenti carenze d’acqua, otto delle dieci città con l’aria più inquinata del paese e 725 tonnellate di rifiuti che si riversano sulle sue coste ogni anno.

La California ha anche 38 milioni di abitanti, aumentata del 10% nell’ultimo decennio, compresi 10 milioni di immigrati. Questi abitanti possiedono 32 milioni di veicoli registrati e 14 milioni di case. Per il 2050, le proiezioni mostrano 51 milioni di persone che vivono nello stato, più del doppio del 1980.


Nella pubblica arena, quasi nessuno collega questi puntini chiaramente visibili.
Per diversi motivi, collegare la rapida crescita della popolazione mondiale all’acutizzarsi della crisi ambientale, cambiamento climatico compreso, è politicamente un tabù. Negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, c’è stato un certo nervosismo riguardo ai tassi di nascite in calo e perché le politiche governative incoraggiassero la gravidanza.

Ma quei tassi di nascite in calo mascherano una crescita esplosiva in altre parti del mondo.

In meno di un arco di vita, la popolazione mondiale è triplicata per arrivare a 7,1 miliardi (7,444 miliardi adesso, venerdì 19 agosto 2016 alle ore 10:23, ndt) e continua a salire di più di 1,5 milioni di persone a settimana.

Una dichiarazione di consenso pubblicata a maggio da scienziati dell’Università di Stanford e firmata da più di 1.000 scienziati, avvertiva che “la Terra sta raggiungendo il punto di non ritorno”.

Una serie di eventi in corso – compresa quella che gli scienziati hanno identificato come la sesta estinzione di massa in 540 milioni di anni di storia della terra – suggerisce che l’attività umana supera già la capacità della Terra.

Il cambiamento climatico è solo uno dei molti segnali di stress ambientale. “Il grande connettore è quante persone ci sono sulla Terra”, ha detto Anthony Barnosky, un biologo integrativo presso l’Università della California a Berkeley.

Si pensa che la popolazione mondiale raggiunga i 9,6 miliardi a metà secolo. L’aggiunta di individui sarà più grande della popolazione globale del 1950.

Gli Stati Uniti sono attesi in crescita da 313 milioni a 400 milioni di persone. Le economie si sono espanse molte volte più rapidamente, aumentando ampiamente  il consumo di beni e servizi nei paesi ricchi ed in quelli in via di sviluppo.

“La combinazione di cambiamento climatico e 9 miliardi di persone secondo me è una di quelle semplicemente gravide di potenziali catastrofi”, ha detto John Harte, uno scienziato degli ecosistemi  presso l’Università della California a Berkeley.

“Le prove che gli esseri umani stiano danneggiando il loro sistema di supporto ecologico sono schiaccianti”, ha detto il rapporto della Millennium Alliance for Humanity and the Biosphere di Stanford. Quando i bambini di oggi raggiungeranno l’età di mezzo, è estremamente probabile che i sistemi di supporto vitale della Terra, cruciali per la prosperità e l’esistenza umana, saranno irrimediabilmente danneggiati”.

Il governatore della California, Jerry Brown, ha fatto tradurre il rapporto in cinese e lo ha consegnato al presidente cinese Xi Jinping a giugno.

Una nuova epoca?

La dominazione della Terra da parte degli esseri umani è così completa che gli scienziati usano il termine “Antropocene” per descrivere una nuova epoca geologica.

Il segnale più ovvio è il cambiamento climatico. Le persone hanno alterato la composizione dell’atmosfera bruciando combustibili fossili, ma altri impatti, ampiamente discussi dagli scienziati, raramente raggiungono l’arena politica.

Residui di 100 milioni di tonnellate di sostanze chimiche sintetiche prodotte ogni anno sono così pervasive che si manifestano comunemente nei tessuti degli orsi polari, nel grasso delle balene e nel cordone ombelicale dei bambini.

Ogni anno, gli esseri umani fanno proprio fino al 40% della biomassa terrestre, il prodotto della fotosintesi, la conversione energetica della Terra necessaria alla vita.

Gli esseri umani hanno convertito più del 40% dei terreni della Terra in città o fattorie. Le strade e altre strutture frammentano gran parte del resto.

Gli esseri umani si appropriano di più della metà dell’acqua dolce del mondo. Antiche falde nelle aree-paniere del mondo, compreso Ogallala nelle Grandi Pianure, vengono prosciugate.

Solo il 2% dei grandi fiumi statunitensi scorrono senza ostacoli. Il delta del fiume San Joaquin di Sacramento in California è stato completamente ricostruito. L’ultima volta che il fiume Colorado ha raggiunto il Mare di Cortez è stato nel 1998.

Gli esseri umani superano la natura in quanto a fonte di emissioni di azoto, alterando il ciclo dell’azoto del pianeta.

Un quarto delle specie mammifere conosciute, il 43% degli anfibi, il 29% dei rettili e il 14% degli uccelli sono in via di estinzione. Gli elefanti africani potrebbero estinguersi in un decennio.

Un terzo delle riserve di pesce mondiali è esaurito o degradato. Il 40% delle barriere coralline e un terzo delle mangrovie sono state distrutte o degradate. Gran parte delle specie di pesci predatori è in declino.

L’acidificazione degli oceani, un prodotto della combustione di combustibili fossili, sta dissolvendo la calcificazione del plancton che è alla base della catena alimentare.

Un vortice di rifiuti della dimensione di almeno il doppio del Texas ruota in mezzo all’Oceano Pacifico.

“Stiamo cambiando la capacità del pianeta di fornire cibo ed acqua”, ha detto Harte.

Persino gli scienziati che dubitano di un collasso ecologico, come Michele Marvier, capo degli studi ambientali dell’Università di Santa Clara, riconosce che “gli esseri umani dominano ogni flusso ed ogni ciclo dell’ecologia  e della geochimica del pianeta.

Acqua e cibo

A dicembre, il direttore del Dipartimento degli interni ha detto che per metà secolo il fiume Colorado non sosterrà la domanda dei sette stati che rifornisce, compresa la California. La ragione principale è la crescita della popolazione attesa da 40 milioni a 76 milioni di persone.

Fra i rimedi considerati: rimorchiare iceberg dall’Artico verso il sud della California.

“Phoenix continua a crescere ad uno dei tassi più alti del paese”, ha detto Jerry Karnas, direttore del Centro per la Diversità Biologica per popolazione e sostenibilità, il solo gruppo nazionale ambientalista che dimostra per limitare la crescita della popolazione. “Non c’è discussione su cosa farà la futura Phoenix quando il fiume Colorado sarà andato”.

Gli ecosistemi possono sopportare grandi stress. Ma stress multipli possono agire in modo sinergico.

Prendiamo il cibo. Il World Resources Institute, un think tank ambientalista, stima che per metà secolo il mondo avrà bisogno del 70% di cibo in più, perché man mano che le persone diventano più ricche mangiano più carne, richiedendo più cereali per nutrire il bestiame.

Questo richiederà più terra da coltivare, mentre l’urbanizzazione distrugge i terreni coltivabili primari. Le fattorie sono una grande fonte di deforestazione e grandi emettitrici di gas serra che causano il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico riduce i rendimenti aumentando la frequenza di siccità ed alluvioni. I rendimenti più bassi richiederanno la conversione di altra terra all’agricoltura.

Eppure, la natura mostra una grande resilienza, ha detto Marvier dell’Università di Santa Clara. I falchi pellegrini fanno il nido sui grattacieli di San Francisco. I coyote girano per Chicago.

“Non possiamo semplicemente continuare a buttare azoto nell’oceano allo stesso tasso e pretendere che vada tutto bene”, ha detto Marvier. “La buona notizia, comunque, è che quando ripuliamo il risultato dei nostri comportamenti, tendiamo a vedere alcuni contraccolpi piuttosto sorprendenti”. Barnosky concordava col fatto che i sistemi naturali sono resilienti. “Ma devi dare loro la possibilità di essere resilienti”, ha detto. “I falchi possono vivere nelle città. Ma gli elefanti no”.

Le persone hanno previsto disastri per secoli, compreso lo studioso del XVIII secolo Thomas Malthus e  l’ecologo dell’Università di Stanford Paul Ehrlich, che nel 1968 con sua moglie Anne ha previsto carestie a causa della crescita della popolazione fuori controllo nel libro “la bomba della popolazione”
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Ehrlich ha detto che aveva ragione perché almeno 2 miliardi di persone sono malnutrite.

“Troverete un sacco di persone che vi diranno di non preoccuparvi, la tecnologia se ne occuperà”, ha detto Ehrlich. “Nutriremo, daremo alloggio, vestiario e così via a 9,5 miliardi di persone, daremo loro vite felici senza problemi. E’ esattamente la stessa frase che ci siamo sentiti dire io ed Anne quando c’erano 3,5 miliardi di persone  sul pianeta… La risposta è  che non lo hanno fatto”.

Strategia scottante sulla crescita

Ridurre la crescita della popolazione era un punto centrale per il movimento ambientalista statunitense degli anni 70, innescato in parte dal libro di Ehrlich.

La maggior parte dei gruppi ambientalisti ora se ne tengono alla larga.

Sterilizzazioni forzate in india negli anni 70 e la politica coercitiva cinese del figlio unico hanno irritato le femministe e compromesso gli sforzi di pianificazione famigliare.

I liberali sostengono che dare la colpa dei problemi ambientali alla crescita della popolazione significa “dare la colpa ai poveri”. Loro dicono che gli Stati Uniti ed altre società capitaliste consumano troppo.

I conservatori e i gruppi religiosi che si oppongono all’aborto e celebrano la riproduzione, attaccano la pianificazione famigliare in patria e all’estero. Quest’estate, il Gruppo per le Appropriazione delle Case ha di nuovo tagliato i soldi per gli aiuti alla pianificazione famigliare.

Popolazione e consumo alimentano entrambi il danno ecologico.

“Anche nella nazioni più povere che non hanno l’impatto che ha l’americano medio sul pianeta, la popolazione, crescendo, spinge via le altre specie perché necessita di spazio per vivere e le altre specie necessitano di spazio per vivere”, ha detto Jeffrey McKee, un antropologo dell’Università di Stato dell’Ohio. “Ad un certo punto giungono in contrapposizione e qualcosa deve cedere. Finora, non siamo stati noi”.

Lo slancio della popolazione

Il crollo dei tassi di fertilità, da 4,9 nascite per donna negli anni 60 alle attuali 2,6, ha portato alla credenza che le preoccupazioni riguardo la popolazione fossero gonfiate.

La diminuzione ha sorpreso i demografi. Mezzo mondo – compresi Giappone ed Europa occidentale, ma anche Cina, Vietnam, Brasile ad altre economie emergenti – sono al di sotto del tasso di fertilità di 2,1 necessario per la crescita zero. Gli Stati Uniti, il terzo paese più grande del mondo dopo Cina ed India e il solo paese ricco che sta ancora crescendo rapidamente, recentemente ha visto il proprio tasso di nascite ad 1,9.

La copertura mediatica ha sottolineato una “carenza di nascite” che minaccia la crescita economica e le pensioni degli anziani, alimentando paure sul fatto che la specie umana potrebbe contrarsi ad un miliardo nel 2300 a causa di mancanza di riproduzione.

Ma un’importante eccezione alla diminuzione dei tassi di fertilità è l’Africa subsahariana, insieme a posti come Afghanistan e Yemen, dove i tassi di nascite rimangono eccezionalmente alti. I demografi dell’ONU hanno nettamente alzato le loro proiezioni sulla popolazione lo scorso anno, aggiungendo un altro miliardo di persone per la fine del secolo, fino a quasi 11 miliardi, perché i tassi di fertilità africani hanno raggiunto il picco a più di 5 nascite per donna.

Da adesso al 2050, i paesi poveri aggiungeranno l’equivalente di una città di un milione di abitanti ogni cinque giorni, ha detto un rapporto dello scorso anno della Royal Society, un’organizzazione scientifica britannica.

Lo slancio della popolazione assicura che i numeri assoluti continueranno ad aumentare nonostante la diminuzione dei tassi di nascite. Questo perché la crescita esponenziale che ha impiegato solo 12 anni per aggiungere l’ultimo miliardo nel 2011 – e che impiegherà solo altri 14 anni per aggiungere il prossimo miliardo – significa che la crescita si sta costruendo da una base di persone ampia, molti dei quali sono nei loro anni di potenziale gravidanza.

La diminuzione dei tassi di nascite ha cullato le persone portandole alla compiacenza, ha detto il professor J. Joseph Speidel, un professore del centro Bixby per la Salute Riproduttiva Globale dell’Università della California di San Francisco. “L’incremento annuale sta aumentando in modo piuttosto drammatico”, ha detto. “Stiamo ancora aggiungendo circa 84 milioni di persone all’anno al pianeta”.

Anche se i paesi ricchi avranno problemi a sostenere i loro anziani, “preferirei avere i problemi di Spagna e Svezia che quelli della Nigeria o del Niger”, ha detto Speidel.

Nascite indesiderate

Più del 40% dei 208 milioni di gravidanze nel mondo ogni anno non sono volute, secondo il Guttmacher Institute, un gruppo di ricerca sulla pianificazione famigliare. Metà delle gravidanze statunitensi, circa 3 milioni all’anno, sono indesiderate, secondo la campagna Nazionale di Prevenzione delle Gravidanza Adolescenziali e non volute, un gruppo di divulgazione di Washington. Circa metà di esse finiscono in un aborto.

Trasversalmente alle culture, dall’Iran alla Thailandia alla California, l’accesso volontario alla contraccezione ha tagliato i tassi di fertilità, ha detto Spiegel. Ma la discussione sulla crescita della popolazione rimane un tabù.

“A molti giovani nei campus universitari è stato insegnato negli ultimi 15 anni che il collegamento fra crescita della popolazione ed ambiente non è un soggetto accettabile per la discussione”, ha detto Martha Campbell, direttrice dell’International Population Dialogue presso la Scuola di Salute Pubblica dell’Università della California di Berkeley, in un saggio recente.

La Campbell ha sostenuto che la contraccezione volontaria non è coercitiva, ma impedire alle donne di controllare quanti bambini avere lo è. Quando viene data loro una possibilità, ha detto, le donne in tutte le culture scelgono di provvedere ad una vita migliore per meno bambini.

Il Guttmacher Institute ha detto che fornire il controllo delle nascite a tutte le 222 milioni di donne del mondo che vogliono limitare le loro gravidanze, ma che non hanno accesso alla contraccezione, costerebbe 4,1 miliardi di dollari in più all’anno, poco più di un errore di arrotondamento nel bilancio statunitense di 3,8 trilioni di dollari.

“Ciò di cui molti di noi si preoccupano realmente è che ci sarà questo collasso nell’atterraggio, da un pianeta con 9 miliardi di persone scendere rapidamente a 5 miliardi o cose del genere”, ha detto l’ecologo Harte.

“L’atterraggio sarà il risultato di metodi di riduzione della popolazione che nessuno di noi vuole vedere, come la carestia, la malattia e la guerra”, ha aggiunto. “Non penso che nessuno abbia descritto una traiettoria praticabile che ci porti su a 9 miliardi e poi di nuovo indietro a 5”.

Cambiamento della popolazione e tassi di nascite

Piccoli aumenti di fertilità delle donne fanno una grande differenza nella crescita della popolazione nel tempo.

La differenza fra tassi di fertilità di 1,75 e 2 nascite per donna equivalgono a:

— 2 miliardi di persone in più nel 2100.
— 5 miliardi di persone in più nel 2200.
— 7 miliardi di persone in più nel 2300.

Un tasso di fertilità di 1,5, poco al di sotto della media attuale in Europa:

— manterrebbe la popolazione al suo attuale livello di circa 7 miliardi nel 2100.
— taglierebbe la popolazione al di sotto dei 3 miliardi nel 2200.

Fonti: Nazioni Unite;  Stuart Basten, Wolfgang Lutz, Sergie Scherbov, “Scenari di popolazione di lunghissima portata fino al 2300 e le implicazioni della bassa fertilità continua” su Demographic Research, Vol. 28, Articolo 39, 30 maggio.

Carolyn Lochhead è la corrispondente a Washington del San Francisco Chronicle, dove si è occupata di politica nazionale e politica per 22 anni. E’ cresciuta a Paso Robles (Contea di San Luis Obispo) e si è laureata all’università della California di Berkeley cum laude in retorica ed economia. Ha una laurea in giornalismo all’Università della Columbia.

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Luigi Sertorio: riflessioni sul referendum del 4 Dicembre 2016

LUIGI SERTORIO, nato nel 1933 a Torino, professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino. E’ stato per quindici anni visitatore consultant della Divisione Teorica del Los Alamos National Laboratory, e per tre anni membro della Divisione V della NATO, Affari scientifici. E’ autore di circa novanta pubblicazioni di Fisica teorica, e di libri come, Thermodynamics of complex systems (World Scientific, 1991), Storia dell’abbondanza, 2002. Vivere in nicchia e pensare globale, 2006. Cento watt per il prossimo miliardo di anni, 2008, e molti altri

di Luigi Sertorio
sertorio@to.infn.it

Introduzione: chi siamo, da dove veniamo.

– Impero romano: Augusto imperatore nel 27 aC. Termina con Romolo Augustolo nel 476 dC. Territorio: fertile, bacino del Mediterraneo, traffici commerciali. Struttura imperiale, basata sul potere militare.

– Medioevo: stesso bacino territoriale. Struttura in città o stati molto piccoli. Eccellente preservazione delle radici della cultura artistica e scientifica.

-1492. Cristoforo Colombo connette Europa e continente americano. Nascono le potenze coloniali, Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi. I traffici navali implicano l’Atlantico. Il Mediterraneo rimane con ruolo inferiore. Le potenze coloniali occupano l’Italia con forme di governo variabili.

– Alla fine del ‘700 incomincia l’era del carbone, macchine e motori. Fabbriche e ferrovie compaiono nell’800. Marx teorizza tale dinamica.

– 1861 creazione del regno d’Italia. Termina nel 1946. La struttura di confederazione sostenuta da molti pensatori viene rifiutata in favore di monarchia dotata di potere esecutivo, legislativo, giudiziario, con Statuto.

– Repubblica italiana, dal 1946 a oggi.

A cosa serve questo richiamo? A far meditare sul fatto che Il presente italiano è l’esito di un passato enormemente complesso. Sarebbe bene cercare di capirlo, nel bene e nel male.

La costituzione

La Costituzione repubblicana italiana è stata scritta subito dopo la guerra devastante che aveva implicato non solo la fine della debole e corrotta monarchia sabauda intrecciata a venti anni di capitalismo fascista, ma tutti gli stati d’Europa, più Russia e Giappone. Emergeva nel 1945 l’impero militare industriale americano con pretesa di dominare tutto il pianeta Terra, essendo in possesso dello strapotere nucleare. Pretesa che si evidenzia con continuità fino al presente.

Nelle condizioni di totale debolezza in cui si trovavano gli uomini che formularono la Costituzione scrissero un testo poetico espressione di principi ideali utopici. Come mai utopici? Perché l’Italia non era una nazione ma un territorio devastato, con una potente storia di pensiero arenata su un presente di vassallaggio. Basta ricordare che nel 1949 l’Italia entra forzatamente nella NATO e di conseguenza nel 1951 cede, regala, agli USA porzioni di territorio nazionale per le tre basi militari di Camp Darby, Sigonella e Vicenza. [presidente della repubblica Einaudi e presidente del consiglio De Gasperi]. Dove era finito il concetto di sovranità dello stato e dei suoi princìpi fondanti? E’ come prendere una suorina vergine e pura che canta dolcemente un inno alla vita eterna e poi entra in un bordello a concedere il suo corpo.

I grandi politici tipo De Gasperi o Andreotti erano totalmente servi dell’America. La nazione Italia andava avanti con una dinamica di sottomissione tecnologica ed economica (eliminazione di Mattei, Ippolito, Olivetti) e di furbizia, l’unica arma che resta in mano e che caratterizza i servi. Lo sappiamo fin dai tempi antichi. La corruzione italiana è sempre piaciuta agli USA. Ricordo alle riunioni generali della NATO (anni 1991-1994) il rappresentante italiano che non sapeva parlare inglese e stava seduto appoggiato al tavolo dell’immensa sala a leggere i giornali (orrenda vergogna per me che ero costretto a stare seduto dietro a lui secondo le gerarchie d’uso). Quando si chiedeva il voto la segretaria che sapeva l’inglese gli dava un colpetto, lui si muoveva alzando la mano per indicare che approvava la mozione richiesta, che era sempre quella degli USA. Questo comportamento era graditissimo agli Americani.

E così a casa, cioè nel parlamento italiano, vegetavano i corrotti. E’ dal 1947 che elaborano nomi e regole per alimentare privilegi vari. Questi trucchi continuano adesso con facce nuove e tante parole fra cui la riforma costituzionale di cui si straparla oggi. Nulla di nuovo rispetto alle osservazioni citate sopra. I poteri dominanti, nucleare e bancario, gradiscono ovviamente un governo italiano sufficientemente autoritario ma che continui a obbedire, come sempre (*). La proposta di modifica alla Costituzione va esattamente in questa direzione, e il sostegno dei poteri dominanti è palese.

Non è il testo della Costituzione che si deve cambiare ma la scelta degli individui che entrano nelle strutture dello Stato, perché sono loro che conducono la dinamica della nazione. Se una squadra di calcio non va bene si lavora sui calciatori e sull’allenatore non sulla misura dell’area di rigore, o sulle regole del fuorigioco, o della palla al centro. Se una struttura operante nel mondo agricolo o commerciale o industriale manifesta delle imperfezioni si analizza il funzionamento dei suoi membri nei loro vari ruoli, non si dà la colpa alla definizione dei concetti di “coltivazione”, “mercato”, “prodotto”. Se il presidente del consiglio va al colloquio con il presidente degli Stati Uniti e non sa parlare in inglese, ha due scelte, o impone l’italiano (davvero?) o si porta dietro un interprete. In realtà fa brutta figura, non si venga a dire che occorre una modifica della Costituzione onde dargli più dignità. Dobbiamo sostituirlo con un uomo competente e veramente degno del ruolo che copre. E così via.

Chi propone i cambiamenti che sono adesso oggetto del referendum? Un consesso di saggi? Lontanissimi da ciò. Quando vedo in azione alla TV i politici che sono giunti al potere non so come e perché, all’opera nell’illustrare le modifiche costituzionali, e mi riallaccio alla mia esperienza triennale alla NATO vedo in azione una tragica continuità di inadeguatezza. Dobbiamo portare al Parlamento e al Senato le persone giuste. E’ ciò facile? No, è difficilissimo. Ma quando una popolazione non è nazione sana, cioè sufficientemente ben definita nella sua dinamica storica, le sciagure provenienti dall’esterno arriveranno inattese e incomprese dalla classe politica in atto. Davvero si deve parlare di rimpallo fra Camera e Senato che deve essere curato? Apriamo gli occhi e cerchiamo di capire perché esiste la quasi totale incapacità di analizzare le cause dei veri problemi globali. Il più vicino è il flusso migratorio, che è visibile ma parte da lontano.

Molto più difficile da capire, perché invisibile, è l’accerchiamento nucleare della Russia che l’America sta eseguendo in certe aree sotto l’etichetta della NATO e in generale con la giustificazione di doverosi interventi di pace. Certamente i politici con scorta e auto protettiva non vedono niente. Ovvero sono occupati a bisticciare in TV per cercare consensi in un certo bacino di elettori, indicando i fatti locali e le loro cause immediate. E così i super ricchi con case blindate dislocate in vari posti della Terra se ne fregano. Ma non sono né i politici che abbiamo oggi, né i super ricchi orbitanti nella finanza globale i portatori dell’intelligenza. E allora che succede nel futuro dell’intelligenza degli italiani?

Conclusione.

Nel corso del tempo, andando indietro di tre o quattro millenni, si sono succeduti molti modi di agglomerarsi delle collettività umane. Si va da strutture di potere assoluto sacro ereditario come nell’Egitto dei Faraoni, a modi spontaneistici come nelle tribù della foresta. Le strutture coesive si basano su moltissimi parametri dei quali citiamo due principali: l’eredità culturale e l’appartenenza al territorio. E’ difficile dire quando nascono i concetti di Nazione e Stato, un punto di riferimento, anche se relativamente arbitrario, può essere la rivoluzione francese. Accettati questi concetti vediamo che essi sono connaturati al problema di formulare la connessione fra la volontà delle persone incluse nella Nazione e il potere dello Stato. Questa connnessione è definita dalla Costituzione. E’ una scrittura formale che esce dal cervello di uomini, non dal volere divino o dalle leggi della fisica. Definita la Nazione e scritta la sua Costituzione, partono gli innumerevoli problemi della dinamica umana interna alla Nazione intrecciata alla dinamica del potere dello Stato.

La “classe politica professionale governante”, con le sue definizioni e le sue norme, è l’interfaccia fra la comunità degli esseri umani formanti la Nazione, portatori della complessità della vita, e le direttive della Costituzione (**). Osserviamo che questo ruolo di professionisti governanti c’era anche prima della nascita delle costituzioni. Con la comparsa del binomio Stato-Costituzione la definizione di classe politica è più precisa. Comunque il probema fondamentale, vitale, è questo: come, in che modo, con quali mezzi la moltitudine dei cittadini sceglie e guida la classe politca che a sua volta dovrà guidarli e governarli? All’interno della Nazione ci sono le radici del pensiero, dell’arte, della scienza. Ma ci sono anche le radici della stupidità, della criminalità. La salute di una Nazione è il concetto più complesso che esista. Nazione sana, Stato sano, che bello. Esiste?

La nostra costituzione è pura e ingenua. La struttura dei poteri dello Stato è ovviamente evolutiva (la tecnologia e i modi del vivere cambiano in continuazione, le interazione con altre Nazioni cambiano in continuazione). E’ la capacità di evoluzione del funzionamento dei poteri dello Stato che deve essere intelligente e degna del portato del pensiero appartenente ad una certa Nazione. Queste sono osservazioni basilari. E’ la buona fisiologia degli organismo dello Stato il punto cruciale. Arriviamo ora alla proposta di modifica costituzionale che ci angoscia perchè è indizio di malfunzionamento fisiologico dell’interfaccia Cittadino-Stato, cioè della classe politica avente il compito di governare. La proposta di modifica è nata non si sa come, è scaltra, ed eterodiretta. Non è nata dal cuore e dalla mente dei cittadini, I quali sono stanchi della classe politica dirigente. O si assentano o si associano passivamente. La classe politica mette in azione la furbizia, che abbiamo visto essere vecchia. La campagna elettorale è sempre più caotica. Il SI e il NO sono diventate mosse su un campo da gioco di voltagabbana che fanno giravolte non sulla scala del tempo dell’anno, del mese, del giorno, ma della stessa intervistaTV. Vogliamo accordarci con loro?

Il NO dovrebbe essere un messaggio di dignità, di volontà di rifare le nostre scelte di uomini, non di rifare codicilli, articoli, paragrafi. Il ritornello del semplificare oggi vuol dire proseguire nella strada della furbizia. E questo lo pagheremo carissimo nel futuro.

Note

(*) Come riferimento per inquadrare i concetti di asservimento e sovranità mi limito a citare l’espulsione della sede NATO da Parigi nel 1966 su ordine di De Gaulle (viene trasferita a Bruxelles) e la non esistenza di basi militari USA in Francia. Come mai? La Francia, sempre su direzione di De Gaulle, nel dopoguerra è diventata una potenza nucleare, la terza nel mondo dopo USA e Russia.

(**) Osservazione. C’è un rapporto precostituito fra il numero dei cittadini e il numero dei componenti della classe governante? Re, Corte di Versailles e popolo francese alla fine del Settecento. Oggi, in Italia, Parlamento, Senato e 61 milioni di italiani. Quali sono i numeri che descrivono tali strutture? Domanda da capogiro. La struttura del potere è una articolazione complessa, include la dinamica del denaro, la capacità unificante della religione, le diramazioni operative della criminalità, tutti canali dotati di diversissime morfologie agenti sul tessuto sociale. Tanti auguri a chi vuole meditarci su. 

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Un asteroide di nome “Picco del petrolio” . La vera causa dell’aumento della diseguaglianza sociale negli Stati Uniti

Da “Cassandra’s Legacy”. Traduzione di MR

In un recente articolo sull’Huffington Post, Stan Sorscher riporta il grafico sopra e si chiede cosa può essere successo nei primi anni 70 che ha cambiato tutto. Impressionante, ma cosa ha causato questo “qualcosa” che è accaduto nei primi anni 70? Secondo Sorscher,

X segna il punto. In questo caso, “X” è la nostra scelta di valori nazionali. Abbiamo abbandonato i valori americani tradizionali che hanno costruito una nazione grande e prosperosa.

Sfortunatamente, questo è un caso classico di una spiegazione che non spiega niente. Perché il popolo
americano ha deciso di abbandonare i valori tradizionali americani proprio in quel momento specifico?


In realtà, il punto di svolta di quel periodo si sa da parecchio tempo. I primi a notarlo sono stati Harry Bluestone e Bennet Harrison col loro libro del 1988 “La grande svolta: ristrutturazione corporativa e polarizzazione dell’America”. Essi hanno notato che molti parametri economici avevano completamente invertito le loro tendenze storiche nei primi anni 70, compresa la disuguaglianza complessiva misurata in termini di coefficiente Gini. Per quasi un secolo, la società statunitense si è mossa verso un maggiore grado di uguaglianza. Dai primi anni 70, la tendenza ha cambiato direzione, portando gli Stati Uniti ad un livello di disuguaglianza simile a quello del paese sudamericano medio.

Così, cos’è stato quel “qualcosa” che ha cambiato tutto nei primi anni 70? Nessuno lo sa per certo, ma almeno c’è stato un grande cambiamento misurabili che si è verificato nel 1970: il picco del petrolio negli Stati Uniti. (immagine sotto da Wikipedia).

Si è trattato di un vero e proprio asteroide che ha colpito l’economia statunitense e che ha cambiato molte cose. Probabilmente il cambiamento più importate è stata che gli Stati Uniti hanno smesso di essere esportatori di petrolio e sono diventati importatori. Quel cambiamento è stato “trasparente agli utenti”, nel senso che gli americani che riempivano i serbatoi delle loro auto non sapevano da dove provenisse il petrolio da cui era stata prodotta la loro benzina (ed alla maggioranza non importava neanche). Ma il cambiamento ha comportato un grande trasferimento di capitale dagli Stati Uniti ai produttori esteri e gran parte di esso ritornava negli Stati Uniti sotto forma di investimenti. E’ stato il fenomeno del “riciclaggio dei petrodollari” che ha principalmente colpito il sistema finanziario; tutti i soldi non sono mai filtrati davvero agli strati più poveri della società statunitense. Ciò potrebbe spiegare bene l’aumento della tendenza alla disuguaglianza iniziato nei primi anni 70.

Ma se il picco del petrolio del 1970 spiega le tendenze alla disuguaglianza, la nuova inversione di tendenza della “rivoluzione del petrolio di scisto” non dovrebbe cambiare di nuovo tutto? Forse in modo sorprendente, c’è qualche prova che potrebbe essere proprio così.

I dati della Banca Mondiale indicano che il coefficiente Gini degli Stati Uniti ha raggiunto il picco nel 2006 ed è rimasto costante, o ha declinato leggermente, da allora. Ancora una volta, ciò ha un po’ di senso; non ci si sarebbe aspettato un ritorno ai bassi valori di disuguaglianza degli anni 60 finché il grande boom del petrolio di scisto non ha trasformato gli Stati uniti in un esportatore di petrolio. Attualmente, col recente picco del giacimento di Bakken, sembra che i bei tempi di mezzo secolo fa non torneranno mai più.

Tutto ciò richiederebbe molto lavoro per essere quantificato e provato meglio. Ma non è una sorpresa che le nostre vite dipendano così tanto e così profondamente dalla produzione di quel vitale liquido nero che chiamiamo “petrolio greggio”. E con la probabile contrazione della produzione statunitense che sembra iniziare proprio in questo momento, vedremo cambiamenti sempre più radicali nella nostra società. Quali saranno questi cambiamenti lo vedremo, ma è difficile pensare che porteranno ad una maggiore uguaglianza.

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Il picco delle bugie?

Di Ugo Bardi

Certe volte mi domando se non ci sia da qualche parte, in un ufficio in qualche grattacielo, of forse in qualche cantina, o in una caverna in Afghanistan, qualcuno che si fa delle grasse risate su di noi. “Vediamo se si bevono anche questa!” dicono mentre si rotolano per terra. E non importa quanto sia assurda, a furia di ripeterla va sempre a finire che tanti ci credono.

La storia degli scontrini del ristorante del Sindaco Marino è solo l’ultima di una serie di balle incredibili che ci hanno raccontato, a partire dalle “armi di distruzione di massa” in Iraq. Balle clamorose, costruite, evidenti, chiarissime, eppure efficaci. Questa cosa che si chiama propaganda sembra essere veramente un bel giocattolo per chi la controlla. Funziona, ma ha un problema: a furia di raccontare bugie si finisce per essere scoperti. E la reazione al fatto di essere continuamente presi in giro così pesantemente è la stessa di quelli che si sentivano raccontare da Pierino che il lupo stava arrivando. Non ci credi più; non credi più a niente. Per definizione, cominci a considerare falso tutto quello che trovi scritto sui giornali o senti dire alla televisione. Non tutti sono arrivati a questo punto, ma ci stiamo arrivando. Se non si comprano più giornali forse non è proprio perché la gente non è più capace di leggere.

Ci sarà mai un picco delle bugie? Mi sa che ancora non ci siamo arrivati. (vedi anche “l’impero delle bugie“).

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Il treno

Dietro i finestrini filava una bucolica campagna, verdeggiante e punteggiata di greggi.   In lontananza boschi e montagne; più vicino piccoli villaggi che si vedevano appena a causa della velocità del convoglio che filava liscio e silenzioso sulla sua monorotaia a levitazione magnetica.

“Biglietti, prego.”
“Come mai a voi fottutissimi robot danno una voce femminile?   Pensano di rendervi più simpatici?”
“Biglietti, prego.”
Giovanni tirò fuori di tasca la scheda e la inserì nell’apposita fenditura.
“Necessaria integrazione, prego leggere l’importo sul display e digitare il codice per conferma.”
“Ma che cazzo!   E’ la terza volta e non ho più soldi ok?”
“Necessaria integrazione, prego leggere l’importo sul display e digitare il codice per conferma.”
“Favvanculo!”
“Necessaria integrazione, prego leggere l’importo sul display e digitare il codice per conferma.”
“OK, ok, come si reclama qui?” Borbottò Giovanni studiando la superficie unticcia e ammaccata della macchina. “Ah ecco!” Schiacciò il bottone ed attese parecchi secondi.
“Necessaria integrazione, prego leggere l’importo sul display e digitare il codice per conferma.”
“Crepa, io da qui non mi muovo.   Vediamo che fai?”

Nessuna risposta, ma una sgradevole sensazione.   Giovanni ci mise un po’ a capire quel che stava succedendo, quindi balzò il piedi dandosi pacche sulle natiche surriscaldate.   La prima idea fu di prendere il marchingegno a martellate, ma non aveva martelli.   E non poteva scaraventarlo fuori dal finestrino sigillato.   Così si avviò verso la testa del treno, sperando che almeno uno dei membri dell’equipaggio fosse umano.   E non totalmente stupido.
Intanto tre giovinastri dallo sguardo ebete si erano precipitati sul suo posto vuoto, indifferenti al calore.   Oramai tant’era andare a cercare il capo-treno.
Sgomitando e borbottando, Giovanni si fece largo fra la gente accalcata nel corridoio centrale della vettura.    Lentamente raggiunse l’uscita del vagone, appena in tempo per evitare un tafferuglio scoppiato all’arrivo di un altro gruppo di gente dai vagoni posteriori.

“Non potete stare qui! – strillava un signore corpulento – non vedete che ressa?”
“Qui avete l’aria condizionata.   Da noi è rotta e non la riparano, si crepa!”   Rimbeccò quello che sembrava più sveglio tra i nuovi venuti.
“Merda!  – Borbottò, Giovanni, continuando a sgomitare. – Questo viaggio era cominciato bene, ma sta diventando uno schifo!”

Finalmente trovò uno scompartimento quasi vuoto:  c’era solo un tizio in uniforme, seduto su una sdrucita poltroncina, manipolando uno schermo traslucido.
“Mi scusi è lei il capo-treno?”
L’uomo rimase concentrato sull’oggetto, ma dopo alcuni secondi rispose.
“Non ci sono capi su questo treno, credevo che lo sapesse.”
“OK, ma mi scusi, per un reclamo a chi mi devo rivolgere?”
Passarono interminabili secondi, prima che l’uomo rispondesse, sempre senza allentare l’attenzione sullo schermo.   Sembrava che invece di ascoltare le parole di Giovanni, aspettasse di vederle scritte sul suo aggeggio.
“Carrozza X, più avanti”.
“Grazie.”
Per un attimo Giovanni vide sfrecciare davanti al finestrino i meandri di un fiume che avevano appena attraversato.    Solo un attimo, appena il tempo di capire che c’era un fiume.
“Mi scusi, a che velocità viaggia il treno?”   Chiese ancora.
“Velocità di sicurezza.”
“Capisco, ma quanti chilometri all’ora?”
“Questo lo deve chiedere ai piloti.”

Il ritardo nelle risposte rendeva la conversazione comunque noiosa e Giovanni andò a cercare la carrozza X.
La trovò, ma era vuota.   O meglio, c’erano solo dei robot.
“Buongiorno signore, in cosa posso esserle utile?”
“Vorrei sporgere reclamo.”
“Certamente signore.   Voglia per cortesia compilare …”
Seguendo le istruzioni delle voci sintetiche compilò una decina di moduli, inserendoli ognuno in una diversa ed apposita fenditura.
“Errore procedurale.  Reset.”
“Che vuol dire?”
“Buongiorno signore, in cosa posso esserle utile?”
“Vorrei sporgere reclamo.”
“Certamente signore.   Voglia per cortesia compilare …”

La voce si perse dietro di lui.   Giovanni aveva già raggiunto il vagone seguente, contrassegnato da una scritta in nero su fondo rosso: “CONTROLLO TECNICO”.
La porta forzava, ma riuscì ad aprirla.   Sulle prime rimase abbagliato dalla luce troppo intensa, poi mise a fuoco la vasta sala tubolare, le pareti interamente foderate di apparecchiature elettroniche che lampeggiavano e ronzavano senza sosta.   Seduti alle console degli umani in camice bianco digitavano tastiere e scrutavano schermi.   Ogni tanto qualcuno si alzava per verificare qualcosa ad un apparecchio, poi riprendeva il suo posto.   Nessuno si era neanche accorto che era entrato un passeggero.
“Scusate, sto cercando il capo-treno.”    Come folgorati, tutti i presenti si voltarono verso di lui.   Occhiaie profonde e visi terrei lo scrutarono per alcuni secondi.
“No,no, lei non può entrare qui, solo personale autorizzato.” Lo investì un pelato che gli andò incontro roteando le braccia come avesse visto chissà che.
“Si ma io sto cercando il capo-treno, forse lei mi può dire dove lo posso trovare?”
“Non ci sono capi su questo treno.”
“E voi cosa siete?”
“Controllo Tecnico, non sa leggere?”
“Siete voi che guidate?”
“No, noi verifichiamo i parametri di tutte le funzioni a le accordiamo alle condizioni esterne che si incontrano ed alla velocità.   Adesso per favore se ne vada, abbiamo da fare qui.   Molto.”
“Guardi principale!   Che dobbiamo fare qui?”
Il tizio agitato corse a smanettare uno dei tanti aggeggi, mentre a Giovanni si avvicinava una signora sulla sessantina, rotondetta e rugosa.   Lo osservava con attenzione attraverso gli occhiali fuori moda, ma almeno sorrideva.
La sala controllo non aveva finestre, ma Giovanni aveva ugualmente la sensazione che il treno stesse ancora accelerando.
“Mi scusi l’ardire, ma non si potrebbe rallentare?”
“E perché mai?  Faremmo ritardo.   E poi non si può.”
“Come non si può rallentare? –  Sibilò Giovanni, controllando un improvviso panico. – E perché?”
“Non si può perché questo treno ha una trazione a retroazione.”
“Cioè?”
“Cioè più energia disspa avanzando, più è efficiente nell’estrarre bassa entropia dall’ambiente, il che gli consente una maggiore dissipazione. – Osservò il vuoto nello sguardo del giovane. – Vuol dire che più accelera e più riceve carburante.   Se rallentasse anche di poco finirebbe col rermarsi e nessuno potrebbe più farlo ripartire.  E’ chiaro adesso?.
Giovanni annuì.
“E lei ci tiene ad arrivare presto a Futurland, no?   Come tutti del resto, no?”
“Si, si che ci tengo, ma non è pericoloso?”
La donna esitò.   “No, no.   Questo è il miglior treno che sia mai esistito.   Stia tranquillo, è tutto sotto controllo.“
“Cioè?”
“Guardi! questi apparecchi permettono il monitoraggio in tempo reale di ogni componente del treno, dell’equipaggio e dei passeggeri.”
“Fantastico, così se andiamo in pezzi lo possiamo sapere subito!”
La signora ridacchiò.  “Lei ha molta fantasia giovanotto, ma mi è simpatico.  Guardi, noi non siamo autorizzati a divulgare informazioni tecniche.   Se vuole può rivolgersi all’amministrazione.”  Soggiunse indicando un angusto corridoio che passava dietro gli scaffali carichi di computer. “Ora la prego di lasciarci lavorare.”

Non aveva terminato la frase che una violenta vibrazione scosse la vettura.
“Capo!  Capo!   E’ saltato il vagone di coda!”
Mentre tutti si precipitavano ai loro apparecchi più concitati che mai, Giovanni si intrufolò nel corridoio.

La paura stava prendendo il sopravvento perfino sull’incazzatura.   Scavalcò diversi cumuli di rottami che facevano un singolare contrasto con la sala iper-tecnologica di prima.   E finalmente raggiunse il vagone dell’amministrazione, ma la porta era sbarrata.

Bussò a più riprese senza altro risultato che sbucciarsi le nocche.   Prese la porta a calci ed a spallate, ma si fece solo male.   Era ben chiusa e di un materiale strano che assorbiva il colpo, per poi restituirlo più forte.    Ma

Giovanni non era tipo da demordere.   Osservò con attenzione la parete ai due lati della porta e vide che era costituita da leggere lamine metalliche malamente avvitate su dei supporti.   Ringraziò di aver mantenuto l’abitudine di avere sempre un temperino multi-lama in tasca.

Con un po’ di pazienza riuscì a svitare un pannello e ad infilarsi carponi nel pertugio.    Dall’altra parte c’era una vasta sala occupata da centinaia di sedie disposte ad emiciclo davanti ad un altro scranno.

L’unica luce proveniva da un tavolino posto al centro dell’emiciclo.   Intorno ad esso un folto gruppo di persone si agitavano e discutevano animatamente.   Il resto della sala era deserta e polverosa, come se fosse abbandonata da molto tempo.

“Non è possibile, questo è un treno.”    Pensò, e per sincerarsi di non avere le traveggole Giovanni  salì una scalinata e toccò i banchi di legno, coperti di mosche morte.   Deve essere un trucco di realtà virtuale, si disse, ma perché?

Silenziosamente si avvicinò alla luce.   Quelli intorno al tavolo un po’ ridevano ed un po’ piangevano, spesso litigavano e si insultavano, ma non si distraevano.   Doveva essere importante.

“Ahem!   Scusate, che posto è questo?   Siamo sempre sul treno?”   Ma nessuno gli rispose, come se non lo avessero neanche sentito.    Si avvicinò di più e ripeté la sua domanda a voce più alta, ma con identico risultato.

Allora si fece coraggio e si avvicinò al tavolino, voleva ben vedere cosa stessero facendo di tanto importante.    Rimase allibito.   Tutti quei distinti signori e quelle signore ben vestite stavano giocando a monopoli.

Giovanni provò ad attrarre la loro attenzione, ma invano.   Pensò allora di buttare all’aria il gioco, o perfino di pugnalare qualcuno col temperino, ma si disse che sarebbe stato inutile.   Se voleva sapere cosa governava il treno doveva trovare il pilota.

Un’altra vibrazione scosse il convoglio e per un attimo la grande sala divenne una nebbia di pixel impazziti, poi tutto tornò come prima.   I giocatori neanche si erano accorti di niente.

Giovanni cominciava a sentire l’amaro in bocca.   Che cazzo stava succedendo? Si affrettò ad uscire dalla sala attraverso un massiccio portone di quercia scolpita, oltre il quale c’era un vasto corridoio.   Sul pavimento una guida rossa semi-distrutta e coperta da un dito di polvere.   Calcinacci caduti dalle pareti abbellite da grandi specchi rococò, ma offuscati dalle ragnatele.   Scaglionati fra gli specchi c’èrano dei candelabri a parete, ma solo poche e consunte candele davano ancora abbastanza luce da permettere di avanzare, sia pure con cautela.
In fondo al corridoio un altro portone, roso dai tarli e dalla ruggine.    Giovanni lo schiuse facendo attenzione a non farselo cadere addosso e salì le scale di marmo che aveva davanti.   Emerse in una piccola stanza dalle pareti tappezzate di libri.   Conosceva ed amava l’odore dei libri antichi, ma qui era ammorbato da quello della polvere e della muffa.

Si guardò intorno smarrito.   In fondo alla sala c’era una finestra panoramica da cui si potevano vedere il muso del treno ed il binario dinnanzi, inghiottito a velocità folle dalla corsa del treno.

Una morsa di terrore gli gelò le ossa.   Il binario non attraversava una placida campagna, ma una sterminata città in rovina.   Ruderi e macerie, a tratti rischiarate dagli incendi.   Un sole morente si intravedeva appena dietro la coltre di fumo e di polvere che offuscava il cielo.   E lontano, ma un lontano che diventava di attimo in attimo più vicino, un’immensa montagna, nuda, compatta ed indifferente come il Fato.    Proprio sulla rotta del treno.

“Calma!   Ci sarà un tunnel.”   Ma qualcosa gli disse che no.   Che non c’era nessun tunnel per attraversare quella montagna.

Lo prese il panico: doveva fermare quella corsa infernale.   Dove diavolo era il pilota?    Si precipitò avanti. Davanti alla finastra c’era un complicato quadro comandi, costellato di spie rosse, tutte lampeggianti.   E riverso sulla consolle uno scheletro roso dai topi ed annerito dal tempo.    Sulle ossa pendevano ancora i brandelli di un elegante abito in stile Ancièn Régime.   La mano dello scheletro stringeva il pomo d’argento di un bastone da passeggio che emergeva al centro della consolle, come una cloche.

Giovanni l’afferrò e la tirò a se, ma il legno troppo vecchio e tarlato si sbriciolò sotto la sua presa ed il treno accelerò ancora.

“To my friend Adam Smith, with all my regard.”    La dedica si leggeva benissimo sull’argento brunito.

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Come ridurre i consumi energetici e come cambiare la società attuale.

Molte persone, sensibili ai consumi energetici e alle fosche prospettive future (se non cambia la situazione), si chiedono:

Cosa bisogna fare per ridurre i consumi energetici?

Alcuni suggeriscono che: le singole persone possono fare molto per ridurre il loro impatto energetico, e quindi applicano una o più delle seguenti azioni:

1) Meno carburanti: Usano meno l’auto e vanno a lavoro o con i mezzi pubblici o con la bicicletta;

2) Meno dispersioni: Coibentano la loro casa (cappotto) in modo da ridurre le dispersione di calore;

3) Meno beni: Evitano di comprare beni superflui (che useranno poco o niente, come: 40 paia di scarpe o vestiti, 3 automobili, …);

4) Elettrodomestici efficienti: comprando quelli che consumano meno (classe A) e spegnendo gli apparecchi elettrici quando non sono in uso (invece di lasciarli in stand by);

5) Riuso: Riutilizzano i vestiti dei figli più grandi ai figli più piccoli;

6) Biologico: Utilizzano alimenti biologici coltivati senza l’uso di pesticidi o altro (derivati dal petrolio);

7) Riciclo: questo avviene a livello comunale riciclando i rifiuti.

Per vedere quali azioni sono più incisive nel risparmio energetico, sono stati misurati i consumi TOTALI delle varie famiglie che applicano uno o più di questi metodi; il risultato finale è stato che:

NON C’E’ NESSUNA RIDUZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI TOTALI!


Fig. A – Dopo tante azioni, nessuna riduzione dei consumi energetici!

Le prime spiegazioni date per questi risultati, evidenziavano un uso maggiore di un bene/servizio in coincidenza della riduzione degli altri. E anche quando lo si evidenziava a una data famiglia, finiva che si poteva ridurre l’uso di quel bene usato in eccesso, ma automaticamente ne spuntava un altro (nuovo, o consumato maggiormente rispetto al passato).

Ancora oggi, i cittadini sensibili alle problematiche energetiche, chiedono dei metodi per ridurre il loro impatto energetico, ma le risposte non sono state all’altezza delle aspettative, con risultati quasi nulli o solo apparentemente buoni.

Cercherò di chiarire alcuni aspetti rispondendo alle domande più comuni poste.

DOMANDE E RISPOSTE

Domanda.1)
Da cosa dipendono i nostri consumi energetici?

Risposta.1)
A questa domanda si è spesso risposto in modo intuitivo, dicendo che dipendono dalla quantità di combustibili fossili che utilizziamo (carburanti, cherosene da riscaldamento) e dal consumo di energia elettrica.
E difatti, le persone hanno pensato subito a ridurre il consumo di carburanti (usando meno la macchina o prendendone una più efficiente), o a ridurre il consumo di energia elettrica (spegnendo anche gli apparecchi in stand-by, e qualsiasi lucina che vedono accesa).
Il risultato globale è stato che:
non c’è stata nessuna riduzione dei consumi energetici totali!

In realtà i consumi energetici dipendono solo dal nostro reddito dedicato ai consumi (indipendentemente dal fatto che i soldi siano guadagnati o presi in prestito) adeguato al potere d’acquisto del Paese di riferimento.


Fig. B – Reddito da consumi

Ecco perché ridurre i consumi in un dato settore non riduce i consumi totali, in quanto, i soldi risparmiati in un settore, vengono spesi in altri settori.

Secondo la teoria economica neoclassica, le famiglie consumano tutto il loro reddito; oppure considerare la Curva di Engel (economia) che rappresenta la quantità di consumi dei beni al variare del reddito (maggiore è il reddito, maggiori sono i consumi in valore assoluto).

Nella realtà, quando il reddito dedicato agli alimenti è una percentuale piccola del proprio reddito; i consumi si spostano (in percentuale) sempre più in altri settori (viaggi, beni di lusso) e una percentuale crescente viene tesorizzata (non viene spesa, o viene investita in titoli finanziari come obbligazioni, azioni).

Il reddito investito in titoli finanziari non incide nei consumi energetici, anche se può aumentare la ricchezza “apparente” della famiglia; in quanto, finché non verrà utilizzato, è come se non ci fosse; è solo un numero nei computer delle banche, e potrebbe anche succedere che una crisi finanziaria azzeri realmente tali capitali investiti (in Italia è successo con alcune banche, in cui i risparmiatori si sono visti quasi azzerare i loro soldi investiti in obbligazioni della banca).
Ecco perché lo Stato, quando vuole aumentare i consumi, interviene direttamente spendendo per la realizzazione di opere pubbliche; soldi sia presi dalle tasse che dai Titoli di Stato.
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D.2) Se i consumi dipendono dal reddito, allora la crisi economica del 2007/8 avrà inciso sui consumi energetici dell’Europa, mentre non in quelli della Cina?


Fig. C – Consumi energetici di Europa e Cina (*1)
(38% efficienza di conversione dell’energia primaria in energia elettrica)

R.2) Infatti tra il 2006 e il 2009 (prima e dopo la crisi economica del 2007/8) i consumi in Europa si sono ridotti di 140,1 Mtep, mentre salivano in Cina di 351 Mtep.
La riduzione del consumo di combustibili fossili (-142,9 Mtep) non è dovuta alla produzione delle fonti rinnovabili, che ancora erano poco sviluppate (+18,8 Mtep), tanto che, anche l’energia elettrica prodotta è si è ridotta (-32,5 Mtep).

Se consideriamo il periodo dal 2006 al 2014, vediamo che:

– I combustibili fossili si sono ridotti (-288,4 Mtep);
– l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è stata di solo (+72,2 Mtep).

Quindi non è stata la produzione delle fonti rinnovabili a ridurre i consumi di combustibili fossili, riduzione che è stata 4 volte maggiore.

Il PIL Europeo è ricominciato a crescere, dopo la crisi economica, ma i consumi sono continuati a scendere, questo perché molti beni prodotti dall’industria pesate (vedi acciaio in primis) sono importati dalla Cina. Questo fa si che l’Europa abbia l’illusione di riuscire a ridurre i propri consumi energetici, mentre in realtà vengono conteggiata alla Cina, che ha avuto un aumento dei consumi di oltre il 50%, perché è diventata la fabbrica del mondo.


Fig. D – Produzione di acciaio in Cina

Nei consumi dell’Europa si dovrebbe tener conto dell’energia incorporata nei beni e servizi che utilizziamo.
—–

D.3) Allora a parità di reddito, se l’energia si riduce di prezzo, se ne consuma di più?

R.3) Si.

Può capitare che l’aumento dei consumi rimane nello stesso settore:
– si riduce il costo dei carburanti, allora i soldi risparmiati mi permetto di fare qualche viaggetto in più in macchina, magari il fine settimana;
oppure possono spostarsi in altri settori:
– i soldi risparmiati in energia elettrica, li utilizzo per allungare di qualche giorno le ferie estive.

Alcuni effetti sono diretti e immediati (possibilità di acquistare più beni usando lo stesso reddito); altri invece sono indiretti.

I bassi prezzi del petrolio possono stimolare l’economia dei Paesi consumatori, i quali aumenteranno il loro PIL e quindi il reddito pro-capite delle famiglie che lo potranno dedicare ai consumi; però, nel frattempo si riducono le entrate dei Paesi produttori, nei quali il PIL si riduce e di conseguenza anche i consumi.

Nel lungo periodo ci sarà un adeguamento (riduzione) dei redditi dei lavoratori che lavorano nel comparto dei combustibili fossili, oppure ci saranno dei licenziamenti (in media i redditi si ridurranno).
—–

D.4) I consumi delle famiglie dipendono dal numero di figli?

Fig. E – Famiglia con figli

R.4) No, se il reddito dedicato ai consumi rimane lo stesso (è il caso in cui sia tutto il reddito disponibile).

I consumi non dipendono dal numero dei figli della famiglia, ma dal reddito totale che la suddetta dedica ai consumi.

Se la famiglia utilizza tutto il proprio reddito (medio/basso) per i consumi: avere o non avere figli non fa differenza (nel presente).

Se invece il reddito della famiglia è medio/alto, in caso di presenza di figli, una percentuale maggiore verrà dedicata ai consumi, mentre si ridurrà quella tesorizzata.

I figli sono poi dei potenziali consumatori che, se c’è abbastanza energia disponibile e hanno possibilità di avere un reddito (lavoro), aumenteranno in futuro i loro consumi. Questo ha fatto si che i consumi energetici mondiali continuassero a crescere nel tempo; ciò non sarà possibile ancora a lungo.

Sarebbe meglio evitare che la popolazione cresca ancora per non esaurire velocemente le risorse energetiche rimaste.
—–

D.5) Se installo i pannelli fotovoltaici, riduco i consumi di combustibili fossili?


Fig. F1 – Produzione energia da rinnovabili

R.5) Dipende, ma in genere No!Si potrebbero fare tantissimi ragionamenti sugli impianti scollegati dalla rete (che non utilizzano totalmente l’energia prodotta), ma noi prendiamo il caso migliore in cui abbiamo un impianto e tutta l’energia prodotta la immettiamo in rete.

La prima cosa da capire è che c’è differenza tra il costo dell’energia primaria per produrre il PV, e il prezzo di vendita dell’energia elettrica prodotta, che invece è determinato dal mercato alla borsa elettrica, tramite l’equilibrio tra domanda e offerta.

Consideriamo un impianto PV con un EROEI=5.
Possono succedere i seguenti casi:

5.1) Una unità di energia elettrica prodotta, viene venduta allo stesso prezzo di una unità fossile. Questa vendita determina un extra reddito che viene utilizzato per i consumi di beni/servizi, i quali aumentano i consumi di combustibili fossili (in quanto l’energia PV è già stata tutta venduta).


Fig. F2 – Vendita a 1 e consumi extra fossili

I consumi dei fossili salgono vertiginosamente! Chiaramente, potrebbe succedere che una parte del reddito (solo una parte), invece di essere speso in consumi, venga tesorizzato; ma comunque i consumi di fossili salirebbero di meno, ma sarebbero lo stesso in aumento.

5.2) Una unità di energia elettrica prodotta, viene venduta a 1/5 di quella fossile. Questa vendita permette di recuperare le spese effettuate senza generare extra reddito.


Fig. F3 – Vendita a 1/5 e consumi fossili costanti

Esempio:

Una persona mi diceva che, grazie all’uso dei PV, era riuscito ad avere un netto risparmio economico nella bolletta elettrica e si sentiva a posto con la coscienza, perché così aveva ridotto i consumi di combustibili fossili. Poi mi evidenziava come, con i soldi risparmiati/guadagnati aveva fatto una seconda buona azione, quella di mandare sua figlia a studiare in Germania, così si arricchiva pure culturalmente.


Fig. F4 – Consumo di combustibili fossili spostato nei trasporti aerei

Rimase però sconvolto e preferì non continuare la discussione, quando gli evidenziai come: i combustibili fossili che aveva evitato di bruciare nella produzione di energia elettrica, invece venivano consumati da sua figlia per andare e tornare in aereo dalla Germania! Della serie, aveva solo spostato i consumi di combustibili fossili, da un settore (elettrico) a un altro (trasporti aerei).

5.3) L’energia elettrica viene regalata (è così abbondante che il suo prezzo arriva a zero), e si ha la perdita totale del capitale investito.


Fig. F5 – Vendita a zero (regalata) e leggera riduzione dei consumi fossili

Quindi anche nel caso in cui, l’energia rinnovabile produce 100, che sarebbe sufficiente a soddisfare i bisogni energetici, in realtà i consumi dei combustibili fossili si riducono solo del 20%.
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D.6) Allora qual è il metodo migliore e più semplice di ridurre i consumi energetici?

Fig. G – Povertà

R.6) Semplice… diventare poveri!
I poveri non hanno bisogno di ridurre gli sprechi, il loro basso reddito fa già comprare loro solo il necessario.
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D.7) Perché ridurre i consumi energetici, se questo si può ottenere solo diventando poveri?


Fig. H – Shopping

R.7) In realtà, il problema di ridurre i consumi deriva solo dal fatto che, quelli attualmente maggiormente usati (i combustibili fossili) sono esauribili e inquinano l’ambiente.

In presenza di fonti quasi inesauribili o rinnovabili, il problema si sposta solo nel produrre abbastanza energia da poter soddisfare la domanda.
Il problem è che le fonti rinnovabili attuali non riescono a sostenere una società iper-consumistica come quella attuale. (*2)
—–

D.8) L’aumento d’efficienza dei beni utilizzati, riduce i consumi totali di energia?

R.8) No, ma ha un effetto positivo sul tenore di vita della famiglia, in quanto permette di usufruire di più beni/servizi a parità di reddito.


Fig. I – Lampadina Led (basso consumo)

Una famiglia con un reddito medio-basso potrà permettersi un tenore di vita medio (invece che basso), se i beni che utilizza sono efficienti (costano poco, o consumano poco). E’ sicuramente qualcosa di positivo, però non riduce i consumi totali che dipendono solo dal reddito dedicato ai consumi.
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D.9) Se NON volessi scegliere la soluzione della povertà, cos’altro si può fare per ridurre i consumi?


Fig. L – Automazione

R.9) Non c’è bisogno di fare niente, perché la strada è già tracciata e ci porterà a una riduzione mondiale dei redditi delle famiglie e quindi dei lori rispettivi consumi.

– Le industrie di 4° generazione ridurranno gli operai nelle fabbriche;
– l’automazione/informatizzazione dei servizi (bancari, assicurativi, …) sta già riducendo gli impiegati.
– l’agricoltura è già da molto tempo che ha perso gli occupati ed eventuali nuovi occupati in tale settore, non saranno competitivi rispetto alle produzioni agricole industrializzate e automatizzate.

La disoccupazione sarà di massa e strutturale.
In passato tale disoccupazione è stata assorbita da altri settori; travasando gli occupati dal settore agricolo a quello industriale; e da quello industriale al terziario.
Il problema è che non c’è più un altro settore che possa assorbire i disoccupati dei settori precedenti.
—–

D.10) Gli economisti ci dicono che non ci sono problemi di energia e che sarebbe meglio fare tanti figli in modo che sia possibile pagare le pensioni del futuro (con l’aumento delle entrate fiscali e quindi del PIL). E’ giusto?


Fig. M – Pensionati

R.10) C’è già un eccesso di occupati. Una maggiore richiesta di beni verrà ampiamente soddisfatta dall’automazione di 4° generazione. Tale aumento di popolazione non farebbe altro che aumentare i disoccupati in circolazione e aggravare ulteriormente la situazione previdenziale (le persone disoccupate non aumentano il PIL e i consumi). Questo, era un metodo adatto per il secolo passato, in cui l’automazione era limitata e la nascita di nuovi settori assorbiva i disoccupati dell’industria.
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D.11) Quali sono i tempi a disposizione per poter gestire l’innovazione delle industrie di 4a generazione?

R.11) Massimo in 15 anni la rivoluzione avrà occupato ogni settore lavorativo.
Faccio un esempio di ciò che è accaduto negli ultimi 15 anni:

Fig. N – Innovazione tecnologica degli ultimi 15 anni (*3)

A fine 2001, il computer più potente al mondo era ASCI WHITE (vedere le caratteristiche nell’immagine), a 15 anni di distanza, la stessa potenza è disponibile in una scheda (TITAN X) che sta in una mano.
(11 Tflops = 11.000 Miliardi di operazioni matematiche al secondo (in virgola mobile)).

Oggi è possibile creare robot che hanno capacità motorie complesse che prima erano esclusive dell’uomo.I primi beneficiari di tutte le innovazioni attese (pile ad alta capacità, nuove fonti di energia elettrica), saranno proprio loro, i robot!
—–

D.12) Cosa faranno le persone per mantenersi economicamente?

R.12) Se non si interviene nella modifica del sistema capitalistico la nostra società è destinata a collassare.
In mancanza del reddito delle famiglie, la domanda di beni e servizi crollerà, ed anche le industrie di 4a generazione dovranno chiudere per mancanza di clienti.

Una soluzione potrebbe essere quella di cercare di ottenere un reddito di cittadinanza, ma questo rischia di NON essere sostenibile se le multinazionali continueranno ad evadere le tasse, spostando la loro sede legale nei paradisi fiscali. (Si sta cercando di risolvere questo problema a livello Europeo, mettendo una tassa Europea; è necessaria se non si vuole ridurre la popolazione alla fame).
Tale reddito di cittadinanza (basso), però garantirà un livello basso del tenore di vita, ma anche bassi consumi (siete stati accontentati).

I pochi posti che resteranno saranno quelli per le persone iper-specializzate.


Fig. O – Ricercatore

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D.13) Non possiamo produrre più energia da fonti non fossili in modo da garantire un buon tenore di vita alle persone e nel frattempo rispettare: il clima e l’ambiente?

R.13) Si, certo che si può; ma usare una fonte energetica più economica dei combustibili fossili, non farà altro che spingere ancor più verso l’automazione.


Fig. P – Robot

Robot e computer richiedono energia elettrica per funzionare e più è abbondante ed economica e più sono convenienti da usare.
Quindi è necessario risolvere il problema del lavoro/reddito per le persone.
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D.14) Quindi la nostra società può crollare: sia per mancanza di energia che per abbondante energia economica? Sembra non esserci una soluzione!

Fig. Q – Spaventati

R.14) Il problema è complesso.

a) La necessità di voler ridurre i consumi energetici nasce dal fatto che non abbiamo fonti alternative ai combustibili fossili che possano sostenere questa società.

b) Nel caso in cui queste fonti ci fossero, (innovazioni in quelle attuali: tipo solare ed eolico; oppure invenzione/scoperta di nuove fonti energetiche) l’energia prodotta accelererà ulteriormente l’innovazione tecnologica e l’automazione spinta ai massimi livelli, con la considerazione che: ci saranno miliardi di persone che non avranno un lavoro che renda abbastanza per il loro mantenimento.

Se non si interviene:

– la differenza tra ricchi e poveri si amplierà ulteriormente;
– la disoccupazione diventerà strutturale e di massa;
– la disponibilità delle risorse non sarà garantita nel lungo periodo.

Sono problemi vecchi e nuovi che si stanno per manifestare in modo molto più incisivo che in passato e in tempi molto più brevi del previsto.

Se si risolve il problema di come produrre l’energia, anche il reddito di cittadinanza sarà fattibile con la giusta volontà politica. Il problema di come produrre l’energia è il primo e più importante, ma questo richiede anche dei cambiamenti sociali (reddito di cittadinanza); innovazione tecnologica, scientifica, equilibri geopolitici ecc.
Sono problemi che vanno affrontati a livello mondiale; i singoli Paesi possono fare poco (le multinazionali di 4a generazione sarebbero troppo forti).
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D.15) Chi dovrebbe gestire questi cambiamenti?


Fig. R – Sede ONU

R.15) L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), essendo composto da tutte le nazioni del mondo, dovrebbe avere un potere reale a livello mondiale.
Il problema è che: essendo i Paesi sovrani al loro interno, possono non accogliere le direttive dell’ONU; questo avviene specialmente perché ci sono Paesi potenti e privilegiati che vogliono mantenere i loro privilegi a discapito degli altri.

A livello di senso di giustizia, sembra un sopruso dei potenti rispetto ai deboli; caratteristica che sembra essere di tutto il genere umano e non solo di una parte, in quanto: se i Paesi deboli (o persone deboli) diventano forti, tendono ad avere il medesimo comportamento sugli altri.

In realtà, guardandolo dal punto di vista energetico o delle risorse, questo diventa un modo per ottimizzarle.

Nessuno pensa che sia giusto che TUTTI abbiano una Ferrari, solo perché i ricchi ce l’hanno.


Fig. S – Ferrari

Sono privilegi che i ricchi pagano a caro prezzo e che così facendo, finanziano la Ricerca che poi permetterà al resto della popolazione di avere prodotti migliori a bassi prezzi e collaudati pure.

Esempio:
 
Un’auto elettrica (la Tesla) è stata coinvolta in un incidente mortale, perché il suo sistema di guida non ha compreso bene lo stato dei veicoli intorno (un autocarro con una gru) ed ha causato l’incidente (è andata a sbattere sul braccio sporgente della gru); ciò sarà improbabile quando essa sarà disponibile per il grande pubblico, in quanto sarà già stata molto più collaudata.

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D.16) Un’alternativa alla soluzione ONU (del vogliamoci tutti bene)?

R.16) Da qualche anno le banche centrali hanno incominciato a stampare denaro (in realtà lo creano nella memoria dei computer) in quantità enormi, che in altri periodi della storia avrebbero portato l’inflazione a cifre esorbitanti.


Fig. T – Banche centrali

Siccome il contesto è diverso (c’è carenza di domanda di consumi perché le persone stanno perdendo il lavoro o sono più incerte del loro futuro), e anche perché questo denaro non viene iniettato nell’economia reale, ma solo in quella finanziaria, in questo caso l’inflazione non si sta manifestando.

In una società ultra automatizzata, in cui poche multinazionali producono tutto quello che serve (impiegando il lavoro di una piccola percentuale persone ultra specializzate) e non pagano tasse (paradisi fiscali); risulta impossibile per gli Stati poter dare un reddito di cittadinanza (mancando il lavoro, come si mantengono?).

Possibili soluzioni:
1) tassare opportunamente le Multinazionali;

2) nazionalizzare le multinazionali (facendole acquisire dalle banche centrali e quest’ultime ridiventare dello Stato). Chiaramente, essendo poche le multinazionali e vista la loro dimensione, solo le banche centrali più importanti potrebbero fare una cosa del genere (BCE, FED, …). Questo porta alla conclusione, almeno con la BCE, che l’Europa diventi un unico Stato con un’unica Banca centrale ed un’unica moneta.

3) Creare nuovi settori dove spostare i lavoratori (manutenzione robot); o lavori dove le macchine sarebbero inefficienti.

Forse, quello che sta avvenendo in questi anni, per opera delle banche centrali, è proprio quella modifica al sistema capitalistico che è necessaria, onde evitare che la stragrande maggioranza della popolazione rimanga disoccupata e che si arrivi alle rivoluzioni.

Soluzioni ce ne possono essere più di una, bisogna vedere quale di queste è più adatta.
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D.17) Se la produzione tornasse a livello statale, quest’ultimo non potrebbe aumentarla in modo da garantire benessere a tutta la popolazione?

R.17) Essendo il capitale che si può investire limitato (le risorse sono finite), anche automatizzando il 100% della produzione, questa non potrà andare oltre un certo limite.

Fig. U1 – Produzione di stato stazionario (*5)

Aumentando il capitale investito (automazione), la produzione aumenta fino al limite in cui, l’ammortamento/manutenzione (deprezzamento) degli impianti equivale al capitale investito annualmente.
Sfortunatamente, il capitale energetico che possiamo investire seguirà una curva a campana (aumenterà ancora un pò, per poi incominciare a scendere), questo significa che la produzione, anche se automatizzata, scenderà (se non si utilizzano fonti alternative).


Fig. U2 – Disponibilità dei combustibili fossili

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D.18) Come possiamo evitare che la produzione diminuisca troppo?

R.18) Ogni innovazione tecnologica permette alla curva di produzione di poter salire di una certa quantità (*6). Se l’innovazione è continua, essa permette di:
– ottenere di più (produzione) a consumi costanti (energia);
– mantenere la produzione a consumi decrescenti di energia.

Fig. V – Equivalenza tra beni

Quello che è più importante, non è la quantità di beni, ma la quantità di servizi integrati.

Ogni tanto l’innovazione fa passi da gigante portando enormi benefici alle persone, questo è accaduto con:
– i computer, i cellulari, Internet, …
– la dematerializzazione (portare tutto il possibile in digitale: beni e servizi) è chiaramente un metodo per ottimizzare le risorse;
– la medicina (genetica) si spera faccia grandi passi in avanti; per esempio: il trattamento dei malati di diabete, ha costi enormi in tutto il mondo.

Questo ci fa capire perché: la continua innovazione tecnologica è per noi una necessità.
Sfortunatamente, non in tutti i settori il progresso tecnologico procede velocemente; in alcuni i benefici sono limitati (l’energia per fondere una tonnellata di ferro sarà sempre quella).

Quindi, la produzione di energia non deve scendere oltre un certo livello, perché se no, anche con l’innovazione (che richiede investimenti in Ricerca), non si riuscirebbe a garantire alle persone neanche il minimo necessario.
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Considerazioni finali

Come abbiamo visto, per risolvere i problemi complessi, spesso, le soluzioni migliori non sono quelle più semplici e intuitive, oppure quelle mosse dalle buone intenzioni.
(La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni)

Si dovranno prendere delle decisioni che, in base al punto di vista da cui le si guarda, potrebbero non essere considerate giuste (acquisti delle banche centrali), ma che poi potrebbero portare a quei cambiamenti necessari per fare in modo che non crolli tutta la società civile.
La politica dovrà giocare un ruolo importante: dovrà gestire l’economia.
Lo Stato dovrà essere in grado di garantire un sufficiente accesso ai beni prodotti dalle multinazionali (che potrebbero essere a partecipazione Statale, visto gli acquisti delle banche centrali); oppure facendo pagare: le tasse, le licenze o vincolando i prezzi (*4). Chiaramente parliamo di grandi Stati o federazioni di Stati.

Il ritorno alle monete nazionali e alla svalutazione, potevano andare bene per il secolo passato (in cui c’erano le risorse energetiche per poter aumentare la produzione), ma non andranno più bene per il futuro, in cui:
– le differenze economiche tendono ad aumentare (scomparsa ceto medio);
– l’automazione porterà alla disoccupazione strutturale di massa;
– le risorse tendono ad esaurirsi.

Sarebbe opportuno capire qual’è l’obbiettivo che si vuole raggiungere:
– E’ più importante l’interesse dei pochi straricchi?
– qual’è il valore della vita delle persone?
– qual’è la strada che il genere umano dovrebbe percorrere?


Fig. Z – Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al…

Il mercato, anche nella situazione ideale di perfetta concorrenza, siccome promuove l’interesse individuale, non porta al massimo benessere sociale (che è dato dalla differenza tra i guadagni sociali e quelli privati (*7)).

Regolando opportunamente il mercato (a livello internazionale), magari si ritornerà alle famiglie di una volta, in cui c’era solo un genitore che lavorava fuori, mentre l’altro si occupava della casa e del figlio/i.
Sarebbe anche una vita più vivibile.

Se la politica tornerà ad avere un ruolo centrale e se l’economia verrà regolata a livello internazionale, una parte delle risorse umane liberate dall’automazione, potrebbero essere impiegate:
– per ottimizzare il rendimento delle fonti energetiche rinnovabili;
– per inventare nuove fonti di energia.

Avendo l’energia e le persone disponibili, magari si potrebbero impiegare molte più persone nella Ricerca, per: aumentare le nostre conoscenze sull’ambiente e su tutto il resto dell’Universo.

By Alessandro Pulvirenti
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Note:
(*1): Fonte dati energetici: bp (http://www.bp.com/en/global/corporate/energy-economics/statistical-review-of-world-energy.html)

(*2): Ce la facciamo a sostituire i fossili con le rinnovabili prima che sia troppo tardi? (http://ugobardi.blogspot.it/2015/09/ce-la-facciamo-sostituire-i-fossil-con.html)

(*3): Lista semestrale dei supercomputer più veloci al mondo (https://www.top500.org/lists)

(*4): Microeconomia – McGrawHill – Bominick (pag. 183: Regolamentazione del monopolio)

(*5): Macroeconomia – Pearson – Sloman – 8a edizione (pag. 285: Produzione di stato stazionario)

(*6): Macroeconomia – Pearson – Sloman – 8a edizione (pag. 290: Crescita economica in presenza di progresso tecnologico)

(*7): Microeconomia – McGrawHill – Bominick (pag. 258: Economia del benessere)

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