Author: Madre Terra

I 10 migliori modi per distruggere tutta l’acqua sulla Terra

Mentre siamo tutti a discutere del si e del no  al referendum, Gianni Tiziano ci ricorda che ci sono cose ben più importanti (UB)

Top 10 Ways to Destroy All the Water on Earth 

by Derrick Jensen • 24 Ago 2016
Derrick Jensen (nato il 19 Dicembre 1960) è un autore e ambientalista radicale americano (e critico di primo piano dell’ ambientalismo tradizionale), vive a Crescent City, California. Secondo Democracy Now!, Jensen “è stato chiamato il poeta-filosofo del movimento ecologico.” (fonte Wikipedia)
tradotto da Gianni Tiziano

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L’intervento umano è stato responsabile per l’inquinamento e lo svuotamento delle risorse idriche ad un tasso criminale.
Mi piace guardare gli elenchi dei più grandi successi della nostra cultura. Sono sempre stupito, ad esempio, quando leggo dello sforzo stupendo che è stato fatto nella costruzione delle Piramidi di Giza: almeno 10.000 persone hanno lavorato 30 anni per erigere tombe giganti per i loro capi.
E non vedo come qualcuno potrebbe contenere l’eccitazione quando legge, per fornire un altro esempio, che la diga di Hoover è “uno dei più grandi successi dell’uomo” perché ha portato “ordine nella furia del Fiume Colorado, creatore del Grand Canyon e linea-vita del Sud-Ovest Americano.”
E chi potrebbe essere in disaccordo con sentimenti come “Ogni volta che vedo un edificio salire verso il cielo, la vista delle condutture idrauliche – arterie finali di un meraviglioso sistema che sostiene la vita – evoca una particolare sensazione di stupore e di orgoglio.”
Ma una cosa mi preoccupa di questi elenchi : si trattengono dal mostrare le realizzazioni più incredibili e importanti, quelle che realmente mettono in risalto il potere di questa cultura, che arrivano al nocciolo di ciò che questa cultura è, quelle che fanno sembrare banali le condutture idrauliche.
Così ho iniziato a fare gli elenchi da me stesso. Ecco un elenco di alcuni dei più grandi successi di questa cultura che hanno a che fare con l’acqua.
10. LAGO D’ARAL
Il lago d’Aral, il cui nome significa “mare di isole”, perché ce n’erano più di 1.100, una volta era il quarto lago più grande nel mondo, e copriva più di 26.000 miglia quadrate. Ma alcune anime coraggiose, una intera cultura di loro, sono state in grado di vedere oltre, al di là della bellezza e del cibo e della fornitura d’acqua per i locali, e di vedere il valore reale sottostante. Essi hanno riconosciuto che questo lago era, come dicono loro, un “errore della natura” e un “evaporatore inutile”. Hanno avuto l’audacia della visione per costruire dighe e scavare 200.000 miglia (321.000 chilometri, ndt) di canali per deviare l’acqua dai fiumi che erano abituati a fluire nel lago d’Aral invece che nel deserto per coltivare riso, meloni e cotone. Il progetto è stato un successo completo, nel senso che nel 1988 l’Uzbekistan era diventato il più grande esportatore mondiale di cotone.
Tutti sanno che qualunque acqua che raggiunge il mare è sprecata. Questo viene detto spesso dagli agricoltori di tutto il mondo. Lo dicono spesso politici e tecnocrati. E ‘stato detto proprio quest’anno da un candidato alla presidenza degli Stati Uniti in un discorso di campagna elettorale. L’acqua potrebbe e dovrebbe essere utilizzata per alimentare l’economia.
Così la 10° più grande realizzazione di questa cultura è stata di assicurare che quasi niente dell’acqua che avrebbe dovuto raggiungere il lago d’Aral fosse “sprecata.” Negli ultimi 50 anni, il lago d’Aral è decremetato a circa il 10% delle sue dimensioni iniziali.
Gran parte del lago originario costituisce ormai il deserto Aralkum, con terreno intossicato dal deflusso dei rifiuti agricoli. Ma questo non dovrebbe essere un problema a lungo termine perché il terreno viene soffiato via dal vento, portando i pesticidi lontani, come in Antartide, per essere preso dai pinguini, tra gli altri. Problema risolto.
Questo risultato, essenzialmente il prosciugamento del quarto lago più grande del mondo, così imponente, non è unico. Siamo anche stati in grado di diminuire il lago Ciad in Africa di circa il 90% e di prosciugare laghi dappertutto nel mondo, dal lago Tulare, una volta il più grande lago negli Stati Uniti a ovest del Mississippi, fino al Lago Poopó in Bolivia, e a ciò che era il terzo più grande lago d’Italia, il lago Fucino.
9. DISIDRATARE I FIUMI
Molti trattati stipulati tra il governo degli Stati Uniti e le Nazioni Indiane Americane hanno affermato che i trattati sarebbero rimasti in vigore fino a quando il vento soffiava e i fiumi scorrevano — in altre parole, in perpetuo.
La nona più grande realizzazione è disidratare i grandi fiumi. Non si può più pensare che il flusso dei fiumi sia per sempre. Ad esempio, era abituale che il fiume Colorado scorresse quasi 1.500 miglia dalla montagna al mare. Ora l’acqua non è più sprecata, solamente come “linea-vita del Sud-Ovest Americano”, ma invece è utilizzata per l’agricoltura e l’industria. Il fiume Colorado non raggiunge più il mare.
Allo stesso modo, l’Indo, una volta il 21 ° più grande fiume del mondo, con un flusso di 50 miglia cubiche all’anno, è stato ridotto a “sgocciolare a una magra foce,” una volta ancora non è sprecato, ma usato per l’agricoltura e l’industria. Il flusso del Rio Grande è stato ridotto dell’ 80% circa, quindi c’è ancora spazio per migliorare.
Il fiore all’occhiello è probabilmente il Fiume Giallo in Cina. E’ il sesto fiume più lungo del mondo, con circa 3.400 miglia. Un po’ più corto adesso, perché la sua acqua viene utilizzata invece che essere sprecata, in un anno non raggiunge il mare fino a 230 giorni.
Il venticinque per cento dei fiumi non raggiungono non più gli oceani. Ne abbiamo lasciati solo tre su quattro da sistemare affinché non venga sprecata l’acqua dei fiumi.
8. DISIDRATARE LE FALDE ACQUIFERE
E’ un grande risultato, quello di disidratare laghi e fiumi, ma ci vuole ancora più potenza per disidratare le falde acquifere (strati sotterranei di roccia o fango che contengono acqua). Le falde acquifere possono essere immense. La Ogallala Aquifer negli Stati Uniti, per esempio, sottostante a 174.000 miglia quadrate, una volta aveva un volume di circa 1.000 miglia cubiche di acqua. La domanda diventa: come si può scaricare qualcosa di così vasto e sotterraneo, come quello? Non si può tirare fuori un rubinetto gigantesco. E dal momento che è ricaricata ampiamente dalla pioggia, non è sufficiente semplicemente mettere delle dighe sugli affluenti.
La soluzione è semplice ed elegante: si pompa fuori l’acqua. Per fare in modo che non sia sprecata sottoterra, ma usata per coltivare il cotone e altre colture. La trasformi in denaro. Naturalmente non si può fermare la pioggia, ma così a lungo tu pompi fuori l’acqua più velocemente di quanta entra (e pompano fuori circa 6 miglia cubiche all’anno solo da quella falda acquifera), e così tanto a lungo tu perseveri con questo, puoi eventualmente raggiungere il tuo obiettivo.
C’è ancora molto lavoro da fare per prosciugare la falda acquifera Ogallala, ma, finora, siamo stati in grado di pompare fuori abbastanza acqua, di modo che in alcuni luoghi i pozzi devono essere 300 piedi (91 metri, ndt) più profondi che prima, agli inizi del prelievo.
E come con il lago d’Aral, stiamo realizzando i nostri obiettivi in tutto il mondo : 21 delle 37 più grandi falde acquifere del mondo sono in calo significativo, e 13 di queste tendenti al collasso.
7. INTOSSICAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE
Il tecnocrate miliardario Elon Musk e altri hanno scritto che un modo per cercare intelligenze extraterrestri è cercare pianeti inquinati, dal momento che i processi industriali intrinsecamente inquinano, e l’ intelligenza, nella loro prospettiva, intrinsecamente porta a processi industriali. Pertanto, un segno di intelligenza è l’inquinamento del proprio pianeta.
In questo spirito, il nostro settimo più grande successo sull’acqua è l’intossicazione delle acque sotterranee in tutto il mondo.
Questo risultato ha messo alla prova le nostre capacità, in parte perché questa acqua è sotterranea, e quindi è più difficile in certo modo fornirla di veleno, e anche perché queste falde acquifere sono così grandi.
Ma ogni cultura che potrebbe avere 10.000 persone a lavorare 30 anni per erigere tombe giganti ha mostrato una certa inesorabilità nel raggiungimento dello scopo, una inesorabilità che continua fino ad oggi.
Abbiamo tutti visto i video di persone la cui acqua di pozzo è stata così inquinata dal fracking, che possono aprire il rubinetto e accendere l’acqua col fuoco. Ma il fracking non è l’unico modo per inquinare le acque sotterranee, anche se l’idea di iniettare sostanze chimiche tossiche lontano sottoterra, ad alta pressione sufficiente a rompere formazioni rocciose stabili e infondere queste rocce con sostanze chimiche, è geniale. Anche lo stoccaggio di sostanze chimiche tossiche direttamente sopra falde acquifere funziona, poiché le sostanze chimiche affondano nel terreno. L’uso di insetticidi ed erbicidi funziona praticamente allo stesso modo.
Ed è un successo. Extraterrestri alla ricerca di segni di vita intelligente sicuramente riconoscerebbero questo come un segno della nostra intelligenza.
6. ACQUE SUPERFICIALI

Gli alieni riconoscerebbero la nostra intelligenza anche nel nostro trattamento delle acque di superficie. Quasi tutta l’acqua del mondo, dalle profondità dei più grandi oceani ai più piccoli ruscelli, è contaminata con tossine create dall’uomo. Si tratta di circa 330.000 miglia cubiche di acqua ormai contaminata.
Anche la sola contaminazione dell’acqua dolce del pianeta sarebbe un risultato straordinario, soprattutto se si considera che, fino a poco tempo fa, tutti gli esseri umani sulla Terra bevevano da fiumi e laghi.
In Cina, alcuni dei fiumi sono stati inquinati con così tanto successo che sono tossici al tatto. Siamo stati anche in grado di mettere le tossine in ogni “acqua biologica”, cioè l’acqua contenuta in ogni essere vivente. Si tratta di un risultato assolutamente incredibile.
5. DIGHE IN INDIA
Il governo indiano sta facendo progetti per essere sicuro che nessuna acqua in India venga sprecata dal mondo naturale. Il piano è quello di costruire 3.000 nuove dighe e scavare 9.000 miglia di nuovi canali al fine di “ridisegnare il flusso naturale” di 37 grandi fiumi in modo che il governo possa “spostare” più di 40 miglia cubiche di acqua ogni anno.
4. PESCA ECCESSIVA
Ciò che è vero per l’acqua è vero per tutto e per tutti sul pianeta: se non è convertito in denaro (il combustibile che alimenta l’economia) è sprecato.
L’ ambientalista Farley Mowat ha scritto in “Sea of Slaughter” (Mare del Massacro) : ” E’ probabilmente impossibile per chiunque viva in questo tempo, comprendere quanto fosse grande la vita dei pesci nelle acque del Nuovo Mondo quando l’invasione europea ha avuto inizio.” Un esploratore ha dichiarato che le acque dei Grand Banks (Nord-Atlantico, ndt) erano “così brulicanti di pesci [che] potrebbero essere presi non solo con una rete, ma con cesti immersi [e appesantiti] con una pietra.” Un altro esploratore ha osservato che c’erano così tanti pesci enormi -in questo caso merluzzi-” che a volte arrestavano il passaggio” delle navi. E un altro esploratore: “I merluzzi sono così spessi da riva che noi con difficoltà possiamo remare con una barca attraverso di loro.”
Questo era un sacco di pesce che andava sprecato. Ancora di più, potremmo fare commenti simili su tanti altri pesci che erano altrettanto comuni. Aringhe. Haddock (Asinello, Eglefino). Halibut. Salmone. Platessa. Anguilla. Un sacco di pesce andava sprecato.
Il cielo era anche pieno di uccelli che mangiavano questi pesci, e il mare era pieno di balene e foche che mangiavano questi pesci. Così tanti pesci, così tanti uccelli, così tante balene, così tante foche, tutti erano sprecati.
Così, la realizzazione numero quattro è la cattura di tutto questo combustibile per l’economia. I grandi banchi di merluzzo sono finiti, i grandi stormi di uccelli marini, i grandi branchi di balene e foche. Finiti finiti finiti. Non sono più sprecati. Finiti!
3. PLASTICA
L’invenzione della plastica è una straordinaria realizzazione in sé : la creazione di qualcosa che a tutti gli effetti non decade. Sviluppata tra la fine del 19° secolo e l’ inizio del 20°, è entrata in produzione di massa nel 1930. La sua produzione si è impennata da allora e, con l’economia industriale, ora la produzione è di quasi 300 milioni di tonnellate all’anno.
Molta di questa plastica finisce in mare – se fosse tutta sulla riva, ogni anno sarebbe sufficiente per riempire cinque sacchetti della spesa per ogni piede (30 centimetri, ndt) di costa in tutto il mondo. C’è abbastanza plastica in mare da causare isole galleggianti delle dimensioni di grandi stati. Abbastanza plastica nell’ oceano da essere più numerosa che il fitoplancton (base della vita negli oceani, e in effetti della vita sulla Terra, in quanto produce l’ossigeno per un respiro su due degli animali su questo pianeta) di 10 a uno. Abbastanza plastica sufficiente per causare che uno ogni tre pulcini di uccelli marini in alcune colonie nel Pacifico muoiano di fame, con le pance piene di plastica.
Abbastanza plastica per soffocare la vita degli oceani. E non decade. Che incredibile realizzazione.
2. CATTURE ACCIDENTALI
Se in qualche modo, nel 1870, tu avessi pesato tutti i pesci negli oceani, e facessi la stessa pesata oggi, il peso totale di tutti i pesci di adesso sarebbe di circa il 10% di quello che era allora. E, naturalmente, nel 1870 eravamo già sulla buona strada per fare in modo che nessun pesce andasse sprecato, cosicchè si può sicuramente dire che questa riduzione del 90% è seguita a riduzioni precedenti da quando questa cultura si è fatta strada in tutto il mondo.
Non contenti di queste riduzioni, continuiamo a uccidere i pesci per convertire i pesci in denaro, e anche a ucciderli e semplicemente gettarli di nuovo in mare senza alcuna ragione al mondo. Si tratta delle catture accidentali. La cattura accidentale succede quando recuperi la tua rete e trovi pesci morti (o uccelli o balene o foche o tartarughe o qualunque altro) di una specie diversa da quella per la quale sarai pagato. Circa il 40% di tutti i pesci catturati commercialmente vengono uccisi e gettati in mare. In alcuni settori, il rapporto fra le catture accessorie e le catture commerciali è di 20 a 1.
Il risultato è che gli scienziati stanno dicendo che, entro 35 anni, gli oceani potrebbero essere privi di pesce. Sarà stato necessario uno sforzo lungo e intenso, ma ne sarà valsa la pena per fare in modo che nessun pesce vada mai più sprecato, e anche affinchè i pesci – che sono stati in giro per 450 milioni di anni e sono sopravvissuti a multiple estinzioni di massa – capiscano che la loro capacità di sopravvivere è nulla in confronto alla nostra capacità di distruggere.
1. UCCISIONE DEGLI OCEANI

Questo ci porta alla nostra migliore realizzazione con l’acqua, sfortunatamente ancora “work in progress”, che è l’ uccisione degli oceani su questo pianeta di acqua mediante intossicazione, riempiendoli di plastiche, con la pesca eccessiva, assordando gli oceani con il rumore artificiale fino a 260 db (in prima fila a un concerto rock è di 130 db, dolore e danni inevitabili per gli esseri umani a 140 dB; gli esseri umani muoiono a 160 dB; 260 db è 10.000 volte più intenso di una esplosione nucleare a 500 yards -457 metri, ndt-), con l’acidificazione degli oceani, con il dragaggio, causando l’aumento del livello del mare (uccidendo biomi in acque basse e sulla riva), e avanti e avanti e avanti.
Fai finta di essere tornato indietro 10.000 anni e di aver chiesto alla gente che hai incontrato quale sarebbe la realizzazione più difficile e ardua tra, da una parte, erigere enormi tombe (o, se è per questo, mettere una persona sulla luna) e, dall’ altra parte, disidratare laghi, fiumi e falde acquifere e tossificare l’ acqua in tutto il mondo, eliminando così tanta vita dagli oceani una volta incredibilmente fecondi (e fiumi e laghi e zone umide) in tal modo che effettivamente sono stati uccisi anche gli oceani stessi.
Le persone di 10.000 anni fa riderebbero di te e direbbero : “Che domanda stupida. Naturalmente sarebbe più difficile uccidere gli oceani. Nessuno potrebbe causare così tanta distruzione. Nessuno potrebbe trasformare tutto il mondo nella più grande tomba per tutti. E perché dovrebbe essere così stupido da volerlo ?”

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I 10 migliori modi per distruggere tutta l’acqua sulla Terra

Mentre siamo tutti a discutere del si e del no  al referendum, Gianni Tiziano ci ricorda che ci sono cose ben più importanti (UB)

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by Derrick Jensen • 24 Ago 2016
Derrick Jensen (nato il 19 Dicembre 1960) è un autore e ambientalista radicale americano (e critico di primo piano dell’ ambientalismo tradizionale), vive a Crescent City, California. Secondo Democracy Now!, Jensen “è stato chiamato il poeta-filosofo del movimento ecologico.” (fonte Wikipedia)
tradotto da Gianni Tiziano

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L’intervento umano è stato responsabile per l’inquinamento e lo svuotamento delle risorse idriche ad un tasso criminale.
Mi piace guardare gli elenchi dei più grandi successi della nostra cultura. Sono sempre stupito, ad esempio, quando leggo dello sforzo stupendo che è stato fatto nella costruzione delle Piramidi di Giza: almeno 10.000 persone hanno lavorato 30 anni per erigere tombe giganti per i loro capi.
E non vedo come qualcuno potrebbe contenere l’eccitazione quando legge, per fornire un altro esempio, che la diga di Hoover è “uno dei più grandi successi dell’uomo” perché ha portato “ordine nella furia del Fiume Colorado, creatore del Grand Canyon e linea-vita del Sud-Ovest Americano.”
E chi potrebbe essere in disaccordo con sentimenti come “Ogni volta che vedo un edificio salire verso il cielo, la vista delle condutture idrauliche – arterie finali di un meraviglioso sistema che sostiene la vita – evoca una particolare sensazione di stupore e di orgoglio.”
Ma una cosa mi preoccupa di questi elenchi : si trattengono dal mostrare le realizzazioni più incredibili e importanti, quelle che realmente mettono in risalto il potere di questa cultura, che arrivano al nocciolo di ciò che questa cultura è, quelle che fanno sembrare banali le condutture idrauliche.
Così ho iniziato a fare gli elenchi da me stesso. Ecco un elenco di alcuni dei più grandi successi di questa cultura che hanno a che fare con l’acqua.
10. LAGO D’ARAL
Il lago d’Aral, il cui nome significa “mare di isole”, perché ce n’erano più di 1.100, una volta era il quarto lago più grande nel mondo, e copriva più di 26.000 miglia quadrate. Ma alcune anime coraggiose, una intera cultura di loro, sono state in grado di vedere oltre, al di là della bellezza e del cibo e della fornitura d’acqua per i locali, e di vedere il valore reale sottostante. Essi hanno riconosciuto che questo lago era, come dicono loro, un “errore della natura” e un “evaporatore inutile”. Hanno avuto l’audacia della visione per costruire dighe e scavare 200.000 miglia (321.000 chilometri, ndt) di canali per deviare l’acqua dai fiumi che erano abituati a fluire nel lago d’Aral invece che nel deserto per coltivare riso, meloni e cotone. Il progetto è stato un successo completo, nel senso che nel 1988 l’Uzbekistan era diventato il più grande esportatore mondiale di cotone.
Tutti sanno che qualunque acqua che raggiunge il mare è sprecata. Questo viene detto spesso dagli agricoltori di tutto il mondo. Lo dicono spesso politici e tecnocrati. E ‘stato detto proprio quest’anno da un candidato alla presidenza degli Stati Uniti in un discorso di campagna elettorale. L’acqua potrebbe e dovrebbe essere utilizzata per alimentare l’economia.
Così la 10° più grande realizzazione di questa cultura è stata di assicurare che quasi niente dell’acqua che avrebbe dovuto raggiungere il lago d’Aral fosse “sprecata.” Negli ultimi 50 anni, il lago d’Aral è decremetato a circa il 10% delle sue dimensioni iniziali.
Gran parte del lago originario costituisce ormai il deserto Aralkum, con terreno intossicato dal deflusso dei rifiuti agricoli. Ma questo non dovrebbe essere un problema a lungo termine perché il terreno viene soffiato via dal vento, portando i pesticidi lontani, come in Antartide, per essere preso dai pinguini, tra gli altri. Problema risolto.
Questo risultato, essenzialmente il prosciugamento del quarto lago più grande del mondo, così imponente, non è unico. Siamo anche stati in grado di diminuire il lago Ciad in Africa di circa il 90% e di prosciugare laghi dappertutto nel mondo, dal lago Tulare, una volta il più grande lago negli Stati Uniti a ovest del Mississippi, fino al Lago Poopó in Bolivia, e a ciò che era il terzo più grande lago d’Italia, il lago Fucino.
9. DISIDRATARE I FIUMI
Molti trattati stipulati tra il governo degli Stati Uniti e le Nazioni Indiane Americane hanno affermato che i trattati sarebbero rimasti in vigore fino a quando il vento soffiava e i fiumi scorrevano — in altre parole, in perpetuo.
La nona più grande realizzazione è disidratare i grandi fiumi. Non si può più pensare che il flusso dei fiumi sia per sempre. Ad esempio, era abituale che il fiume Colorado scorresse quasi 1.500 miglia dalla montagna al mare. Ora l’acqua non è più sprecata, solamente come “linea-vita del Sud-Ovest Americano”, ma invece è utilizzata per l’agricoltura e l’industria. Il fiume Colorado non raggiunge più il mare.
Allo stesso modo, l’Indo, una volta il 21 ° più grande fiume del mondo, con un flusso di 50 miglia cubiche all’anno, è stato ridotto a “sgocciolare a una magra foce,” una volta ancora non è sprecato, ma usato per l’agricoltura e l’industria. Il flusso del Rio Grande è stato ridotto dell’ 80% circa, quindi c’è ancora spazio per migliorare.
Il fiore all’occhiello è probabilmente il Fiume Giallo in Cina. E’ il sesto fiume più lungo del mondo, con circa 3.400 miglia. Un po’ più corto adesso, perché la sua acqua viene utilizzata invece che essere sprecata, in un anno non raggiunge il mare fino a 230 giorni.
Il venticinque per cento dei fiumi non raggiungono non più gli oceani. Ne abbiamo lasciati solo tre su quattro da sistemare affinché non venga sprecata l’acqua dei fiumi.
8. DISIDRATARE LE FALDE ACQUIFERE
E’ un grande risultato, quello di disidratare laghi e fiumi, ma ci vuole ancora più potenza per disidratare le falde acquifere (strati sotterranei di roccia o fango che contengono acqua). Le falde acquifere possono essere immense. La Ogallala Aquifer negli Stati Uniti, per esempio, sottostante a 174.000 miglia quadrate, una volta aveva un volume di circa 1.000 miglia cubiche di acqua. La domanda diventa: come si può scaricare qualcosa di così vasto e sotterraneo, come quello? Non si può tirare fuori un rubinetto gigantesco. E dal momento che è ricaricata ampiamente dalla pioggia, non è sufficiente semplicemente mettere delle dighe sugli affluenti.
La soluzione è semplice ed elegante: si pompa fuori l’acqua. Per fare in modo che non sia sprecata sottoterra, ma usata per coltivare il cotone e altre colture. La trasformi in denaro. Naturalmente non si può fermare la pioggia, ma così a lungo tu pompi fuori l’acqua più velocemente di quanta entra (e pompano fuori circa 6 miglia cubiche all’anno solo da quella falda acquifera), e così tanto a lungo tu perseveri con questo, puoi eventualmente raggiungere il tuo obiettivo.
C’è ancora molto lavoro da fare per prosciugare la falda acquifera Ogallala, ma, finora, siamo stati in grado di pompare fuori abbastanza acqua, di modo che in alcuni luoghi i pozzi devono essere 300 piedi (91 metri, ndt) più profondi che prima, agli inizi del prelievo.
E come con il lago d’Aral, stiamo realizzando i nostri obiettivi in tutto il mondo : 21 delle 37 più grandi falde acquifere del mondo sono in calo significativo, e 13 di queste tendenti al collasso.
7. INTOSSICAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE
Il tecnocrate miliardario Elon Musk e altri hanno scritto che un modo per cercare intelligenze extraterrestri è cercare pianeti inquinati, dal momento che i processi industriali intrinsecamente inquinano, e l’ intelligenza, nella loro prospettiva, intrinsecamente porta a processi industriali. Pertanto, un segno di intelligenza è l’inquinamento del proprio pianeta.
In questo spirito, il nostro settimo più grande successo sull’acqua è l’intossicazione delle acque sotterranee in tutto il mondo.
Questo risultato ha messo alla prova le nostre capacità, in parte perché questa acqua è sotterranea, e quindi è più difficile in certo modo fornirla di veleno, e anche perché queste falde acquifere sono così grandi.
Ma ogni cultura che potrebbe avere 10.000 persone a lavorare 30 anni per erigere tombe giganti ha mostrato una certa inesorabilità nel raggiungimento dello scopo, una inesorabilità che continua fino ad oggi.
Abbiamo tutti visto i video di persone la cui acqua di pozzo è stata così inquinata dal fracking, che possono aprire il rubinetto e accendere l’acqua col fuoco. Ma il fracking non è l’unico modo per inquinare le acque sotterranee, anche se l’idea di iniettare sostanze chimiche tossiche lontano sottoterra, ad alta pressione sufficiente a rompere formazioni rocciose stabili e infondere queste rocce con sostanze chimiche, è geniale. Anche lo stoccaggio di sostanze chimiche tossiche direttamente sopra falde acquifere funziona, poiché le sostanze chimiche affondano nel terreno. L’uso di insetticidi ed erbicidi funziona praticamente allo stesso modo.
Ed è un successo. Extraterrestri alla ricerca di segni di vita intelligente sicuramente riconoscerebbero questo come un segno della nostra intelligenza.
6. ACQUE SUPERFICIALI

Gli alieni riconoscerebbero la nostra intelligenza anche nel nostro trattamento delle acque di superficie. Quasi tutta l’acqua del mondo, dalle profondità dei più grandi oceani ai più piccoli ruscelli, è contaminata con tossine create dall’uomo. Si tratta di circa 330.000 miglia cubiche di acqua ormai contaminata.
Anche la sola contaminazione dell’acqua dolce del pianeta sarebbe un risultato straordinario, soprattutto se si considera che, fino a poco tempo fa, tutti gli esseri umani sulla Terra bevevano da fiumi e laghi.
In Cina, alcuni dei fiumi sono stati inquinati con così tanto successo che sono tossici al tatto. Siamo stati anche in grado di mettere le tossine in ogni “acqua biologica”, cioè l’acqua contenuta in ogni essere vivente. Si tratta di un risultato assolutamente incredibile.
5. DIGHE IN INDIA
Il governo indiano sta facendo progetti per essere sicuro che nessuna acqua in India venga sprecata dal mondo naturale. Il piano è quello di costruire 3.000 nuove dighe e scavare 9.000 miglia di nuovi canali al fine di “ridisegnare il flusso naturale” di 37 grandi fiumi in modo che il governo possa “spostare” più di 40 miglia cubiche di acqua ogni anno.
4. PESCA ECCESSIVA
Ciò che è vero per l’acqua è vero per tutto e per tutti sul pianeta: se non è convertito in denaro (il combustibile che alimenta l’economia) è sprecato.
L’ ambientalista Farley Mowat ha scritto in “Sea of Slaughter” (Mare del Massacro) : ” E’ probabilmente impossibile per chiunque viva in questo tempo, comprendere quanto fosse grande la vita dei pesci nelle acque del Nuovo Mondo quando l’invasione europea ha avuto inizio.” Un esploratore ha dichiarato che le acque dei Grand Banks (Nord-Atlantico, ndt) erano “così brulicanti di pesci [che] potrebbero essere presi non solo con una rete, ma con cesti immersi [e appesantiti] con una pietra.” Un altro esploratore ha osservato che c’erano così tanti pesci enormi -in questo caso merluzzi-” che a volte arrestavano il passaggio” delle navi. E un altro esploratore: “I merluzzi sono così spessi da riva che noi con difficoltà possiamo remare con una barca attraverso di loro.”
Questo era un sacco di pesce che andava sprecato. Ancora di più, potremmo fare commenti simili su tanti altri pesci che erano altrettanto comuni. Aringhe. Haddock (Asinello, Eglefino). Halibut. Salmone. Platessa. Anguilla. Un sacco di pesce andava sprecato.
Il cielo era anche pieno di uccelli che mangiavano questi pesci, e il mare era pieno di balene e foche che mangiavano questi pesci. Così tanti pesci, così tanti uccelli, così tante balene, così tante foche, tutti erano sprecati.
Così, la realizzazione numero quattro è la cattura di tutto questo combustibile per l’economia. I grandi banchi di merluzzo sono finiti, i grandi stormi di uccelli marini, i grandi branchi di balene e foche. Finiti finiti finiti. Non sono più sprecati. Finiti!
3. PLASTICA
L’invenzione della plastica è una straordinaria realizzazione in sé : la creazione di qualcosa che a tutti gli effetti non decade. Sviluppata tra la fine del 19° secolo e l’ inizio del 20°, è entrata in produzione di massa nel 1930. La sua produzione si è impennata da allora e, con l’economia industriale, ora la produzione è di quasi 300 milioni di tonnellate all’anno.
Molta di questa plastica finisce in mare – se fosse tutta sulla riva, ogni anno sarebbe sufficiente per riempire cinque sacchetti della spesa per ogni piede (30 centimetri, ndt) di costa in tutto il mondo. C’è abbastanza plastica in mare da causare isole galleggianti delle dimensioni di grandi stati. Abbastanza plastica nell’ oceano da essere più numerosa che il fitoplancton (base della vita negli oceani, e in effetti della vita sulla Terra, in quanto produce l’ossigeno per un respiro su due degli animali su questo pianeta) di 10 a uno. Abbastanza plastica sufficiente per causare che uno ogni tre pulcini di uccelli marini in alcune colonie nel Pacifico muoiano di fame, con le pance piene di plastica.
Abbastanza plastica per soffocare la vita degli oceani. E non decade. Che incredibile realizzazione.
2. CATTURE ACCIDENTALI
Se in qualche modo, nel 1870, tu avessi pesato tutti i pesci negli oceani, e facessi la stessa pesata oggi, il peso totale di tutti i pesci di adesso sarebbe di circa il 10% di quello che era allora. E, naturalmente, nel 1870 eravamo già sulla buona strada per fare in modo che nessun pesce andasse sprecato, cosicchè si può sicuramente dire che questa riduzione del 90% è seguita a riduzioni precedenti da quando questa cultura si è fatta strada in tutto il mondo.
Non contenti di queste riduzioni, continuiamo a uccidere i pesci per convertire i pesci in denaro, e anche a ucciderli e semplicemente gettarli di nuovo in mare senza alcuna ragione al mondo. Si tratta delle catture accidentali. La cattura accidentale succede quando recuperi la tua rete e trovi pesci morti (o uccelli o balene o foche o tartarughe o qualunque altro) di una specie diversa da quella per la quale sarai pagato. Circa il 40% di tutti i pesci catturati commercialmente vengono uccisi e gettati in mare. In alcuni settori, il rapporto fra le catture accessorie e le catture commerciali è di 20 a 1.
Il risultato è che gli scienziati stanno dicendo che, entro 35 anni, gli oceani potrebbero essere privi di pesce. Sarà stato necessario uno sforzo lungo e intenso, ma ne sarà valsa la pena per fare in modo che nessun pesce vada mai più sprecato, e anche affinchè i pesci – che sono stati in giro per 450 milioni di anni e sono sopravvissuti a multiple estinzioni di massa – capiscano che la loro capacità di sopravvivere è nulla in confronto alla nostra capacità di distruggere.
1. UCCISIONE DEGLI OCEANI

Questo ci porta alla nostra migliore realizzazione con l’acqua, sfortunatamente ancora “work in progress”, che è l’ uccisione degli oceani su questo pianeta di acqua mediante intossicazione, riempiendoli di plastiche, con la pesca eccessiva, assordando gli oceani con il rumore artificiale fino a 260 db (in prima fila a un concerto rock è di 130 db, dolore e danni inevitabili per gli esseri umani a 140 dB; gli esseri umani muoiono a 160 dB; 260 db è 10.000 volte più intenso di una esplosione nucleare a 500 yards -457 metri, ndt-), con l’acidificazione degli oceani, con il dragaggio, causando l’aumento del livello del mare (uccidendo biomi in acque basse e sulla riva), e avanti e avanti e avanti.
Fai finta di essere tornato indietro 10.000 anni e di aver chiesto alla gente che hai incontrato quale sarebbe la realizzazione più difficile e ardua tra, da una parte, erigere enormi tombe (o, se è per questo, mettere una persona sulla luna) e, dall’ altra parte, disidratare laghi, fiumi e falde acquifere e tossificare l’ acqua in tutto il mondo, eliminando così tanta vita dagli oceani una volta incredibilmente fecondi (e fiumi e laghi e zone umide) in tal modo che effettivamente sono stati uccisi anche gli oceani stessi.
Le persone di 10.000 anni fa riderebbero di te e direbbero : “Che domanda stupida. Naturalmente sarebbe più difficile uccidere gli oceani. Nessuno potrebbe causare così tanta distruzione. Nessuno potrebbe trasformare tutto il mondo nella più grande tomba per tutti. E perché dovrebbe essere così stupido da volerlo ?”

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Sostenibilità – Insostenibilità

Ecco la cosa: se le pietre sono o no senzienti, se le sequoie sono più intelligenti o più stupide degli esseri umani (o se, come credo sia il punto, la loro intelligenza è così vastamente diversa da non essere confrontabile, e le misurazioni interspecifiche di intelligenza sono impossibili e nella migliore delle ipotesi senza senso (e nel peggiore dei casi dannose, come si vede, quando le usiamo per sostenere suprematismi preesistenti)), se i fiumi sono semplicemente recipienti per l’acqua o esseri a sé stanti, queste non sono le domande principali da porre.
Pensateci : i Tolowa (indiani del nord-ovest americano, ndt) hanno vissuto dove vivo ora per almeno 12.500 anni, se si crede ai miti della scienza; e hanno vissuto qui fin dall’inizio del tempo, se si crede ai miti dei Tolowa. E non distrussero il posto. Quando gli Europei arrivarono qui il posto era un paradiso. Non sto dicendo che i Tolowa erano perfetti, non più di quanto chiunque altro è perfetto. Sto dicendo che vivevano qui in modo sostenibile.
La cultura dominante ha rovinato questo luogo, come essa rovina ogni luogo.
La più grande differenza tra le visioni del mondo degli Occidentali e quelle degli Indigeni è che gli esseri umani Indigeni in genere percepiscono il mondo come composto da altri esseri con i quali possono e dovrebbero entrare in relazioni rispettose, e gli Occidentali in genere percepiscono il mondo come consistente di risorse da sfruttare.
La visione del mondo civilizzato occidentale è insostenibile. Una credenza nella superiorità umana – e le credenze che i non-umani non sono pienamente senzienti, che i fiumi non sono esseri, e così via – non è sostenibile. Il fatto che è insostenibile significa che è insanabilmente disadatta. Il fatto che sia insanabilmente disadatta significa che è un vicolo cieco evolutivo. Il fatto che sia insostenibile mi rende chiaro che è anche inesatta : una percezione esatta del proprio posto nel mondo e le azioni basate su questa percezione mi sembrano essere più propense a portare alla sostenibilità; mentre una percezione inesatta del proprio posto nel mondo, e le azioni sulla base di questa percezione, mi sembrerebbero essere più propense a portare alla insostenibilità. Come si vede.
Non conosco il motivo per cui sempre più persone non capiscono questo. Credo sia perché le credenze indiscusse sono le vere autorità di ogni cultura. 
E credo sia perché alla maggior parte dei membri di questa cultura è stato inculcato di non aver cura della vita su questo pianeta. Quest’ultima frase da sola è sufficiente ad affossare una credenza nella supremazia umana.

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Il fallimento dell’agricoltura innaturale


di Minelli Matteo
Un giorno ci siamo convinti di riuscire a produrre cibo meglio di come aveva sempre fatto la natura. Così nasce l’agricoltura, una storia che finirà male se non la cambiamo in fretta. 
C’è un filo, per nulla sottile, che lega indissolubilmente l’agricoltura delle origini, quella delle fatiche inaudite e degli strumenti inadeguati, all’agricoltura contemporanea, in cui mezzi pesanti e fitofarmaci la fanno da padrone. Ovviamente non si può e non si deve mettere sullo stesso piano l’agricoltura contadina dei nostri bisnonni, caratterizzata da una profonda conoscenza dell’ambiente e da un rapporto simbiotico con la terra, e l’agricoltura della rivoluzione verde, in cui chimica e meccanica hanno reso totalmente asettico il matrimonio tra l’uomo e la terra. D’altro canto sarebbe un atto di cecità non comprendere che anche tra due modi così distanti di vivere una storia millenaria non vi sia un legame molto profondo e tristemente duro da spezzare. Circa diecimila anni prima di Cristo, giorno più giorno meno, ci siamo convinti che avremmo potuto far nascere, crescere e morire numerosi tipi di vegetali meglio di come la natura aveva fatto per centinaia di milioni di anni. E da allora, vuoi per ignoranza, vuoi per necessità, vuoi per interesse non abbiamo mai smesso di pensarla in questo modo.
Per circa duecentomila anni gli uomini sono vissuti raccogliendo i frutti che l’ambiente autonomamente decideva di offrirgli. Uno stile di vita che studi antropologici, archeologici e paleontologici hanno dimostrato essere assai più soddisfacente, da molti punti di vista, di quello che i contadini hanno potuto vantare per molti millenni in vaste parti del globo. Qualcuno ha perfino voluto vedere nel racconto biblico della cacciata dell’uomo dall’Eden una chiara allusione del passaggio dell’umanità da una felice condizione di raccoglitori ad una sventurata di agricoltori. Quel “tu, uomo lavorerai con dolore” pronunciato da un Dio iracondo, sicuramente lascia intendere che il futuro di Adamo non sarebbe stato roseo come il periodo passato nel Paradiso Terrestre, in cui la sua unica fatica era quella di cogliere qua e là i frutti delle piante che l’Onnipotente gli aveva gentilmente concesso. E in fondo se deve esserci stato un peccato originale è proprio quello dell’essersi voluti sostituire a Dio nella grande opera di pianificazione del mondo vegetale.
È un uomo nuovo quello che brandisce la zappa. Un uomo che non vuole più spostarsi, un uomo che pensa di poter far crescere in maniera indefinita la sua discendenza, un uomo che crede di poter modificare i paesaggi e decretare quali piante siano utili o dannose, accettabili o insopportabili, da conservare o da distruggere. Un uomo che si è convinto di poter produrre in un determinato appezzamento più cibo di quello che effettivamente può offrire.
Da allora fino ai giorni nostri l’uomo, in nome dell’agricoltura, ha decretato inesorabilmente quali fossero le piante dannose e quelle utili, le piante da salvare e quelle da sacrificare. Ha disboscato le foreste perché gli serviva più spazio per le culture commestibili. Ha ucciso gli uccelli perché mangiavano i suoi semi. Ha sterminato gli insetti perché attaccavano le sue coltivazioni. Ha selezionato le piante di cui si nutriva perché non le considerava abbastanza produttive. Ha arato, ha sarchiato e ha zappato convinto di creare un ambiente adatto alle sue coltivazioni, mentre cercava di impedire le che altre specie vegetali vi attecchissero. Ha lasciato il suolo senza vita, come solo nelle aree desertiche accade, credendo di poter arginare il ritorno della natura negli spazi che gli aveva sottratto.
Ha fatto tutto questo fin dagli esordi della rivoluzione agricola, riscontrando impoverimento dei terreni, andamento decrescente delle rese agricole, indebolimento delle piante coltivate, erosione dei suoli. Per cercare di sopperire a questo disastro ha introdotto nel corso tempo l’agricoltura taglia e brucia, quella itinerante, l’avvicendamento e la rotazione delle culture, la fertilizzazione animale, il maggese. Fino ad arrivare alla metà del secolo scorso quando attraverso la chimica e la meccanica l’uomo ha riaffermato, nella maniera più drammatica possibile, il suo ruolo di pianificatore del mondo vegetale. I nuovi mostri legati all’agricoltura dei giorni nostri si chiamano inquinamento delle falde acquifere, dei fiumi e dei laghi, scomparsa della biodiversità, desertificazione, drastica riduzione delle risorse idriche, contaminazione dei cibi, malattie professionali per gli addetti al settore e purtroppo molto altro.
La verità è che questa agricoltura invece di nutrire l’umanità ha da sempre contribuito ad affamarla. Oggi siamo quasi sette miliardi e mezzo su questa terra e purtroppo continueremo ad aumentare. Mentre la popolazione aumenta cresce la pressione sugli agricoltori affinché con sempre meno superficie e addetti facciano impennare ancora le produzioni. La combinazioni di questi due fattori finirà per acuire ancora di più tutte le conseguenze nefaste che questo modello agricolo si porta appresso.
Qual’è allora l’alternativa praticabile a questo sistema? Ovviamente, anche se lo volessimo, siamo in troppi per tornare a raccogliere il cibo che la natura ci offre liberamente. Tuttavia possiamo iniziare a praticare un nuovo tipo di agricoltura in cui invece di essere protagonisti siamo spettatori, invece di fare impariamo a guardare, invece di togliere cominciamo a mettere. Un’agricoltura che si porta appresso i semi di un cambiamento più grande di lei. Perché se è vero che ogni sistema economico e politico ha alla base un certo modello agricolo, allora un’agricoltura naturale sarà il fondamento di un’altra società.

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Ci spiace annunciare l’apocalisse: ma meglio Cassandra che Pangloss

( tratto dal giornale l’erba Emergenze )


di Matteo Minelli

I profeti dell’Apocalisse non hanno mai avuto vita facile. Si sa: chi predice sventure e terrore finisce per non star simpatico alla gente. Eppure la storia, più o meno mitologica, è piena di oracoli, eretici, scienziati, vecchi saggi e matti che, inascoltati e ingiuriati, hanno previsto sciagure immani che si sono poi effettivamente verificate.
Aiace prende con la forza Cassandra in un dipinto di Solomon Joseph Solomon

Aiace prende con la forza Cassandra in un dipinto di Joseph Solomon
Per prima toccò a Cassandra, sacerdotessa di Apollo e principessa di Troia. Pregò il padre di uccidere il neonato Paride, futuro distruttore dell’amata patria, e non fu ascoltata. Urlò ai quattro venti che la spedizione dei suoi fratelli a Sparta, ove venne rapita Elena, sarebbe stato l’inizio della fine e nessuno le credette. Si strappò le vesti e imprecò per convincere i suoi concittadini che nel famigerato cavallo erano nascosti i soldati greci eppure, a parte il povero Laocoonte, non si alzò una voce a sostenere la sua tesi. Ebbene sappiamo tutti com’è finita la storia: la città in fiamme, i troiani sterminati, Cassandra stuprata dal barbaro Aiace.
Purtroppo la celebre sacerdotessa non è che la capostipite di una progenie di profeti senza seguaci. E non stiamo parlando soltanto di figure epiche o di isterici predicatori medievali, stiamo parlando di tutti quei piccoli uomini, le cui vicende spesso sono ignote alla grande storia, che avevano previsto eventi funesti di ogni sorta ma che dinnanzi alla cieca, stupida sicumera di qualcuno con troppe certezze non hanno potuto impedire che il disastro avvenisse. Nessuno si ricorda di loro e talvolta risulta perfino impossibile risalire ai loro nomi, fagocitati da quell’oblio in cui i medesimi colpevoli dei disastri li hanno relegati.
Ci riferiamo a persone come il telegrafista del mercantile California che alle ore 23.00 del 14 aprile 1912 avvisò il marconista del Titanic, un certo Philips, della presenza di pericolosi iceberg sulla rotta del transatlantico. Fu rimproverato dal suddetto Philips per il suo zelo.
tina merlinPensiamo a donne come Tina Merlin, staffetta partigiana e giornalista, che denunciò la pericolosità della diga del Vajont ripetutamente per ben dieci anni prima che si celebrasse la tragedia. Processata per turbamento dell’ordine pubblico fu censurata per un altro quarto di secolo. Ci vengono in mente uomini come l’ingegner Canovale di Genova, che già nel 1907, stimò la portata del Bisagno in piena intorno ai 1200 metri cubi al secondo. Se invece di deriderlo le autorità lo avessero ascoltato, il torrente cittadino non sarebbe stato rinchiuso in una gabbia di cemento incapace di trattenere le sue acque e probabilmente la tragedia dell’ottobre 2014 si sarebbe potuta evitare.
Potremmo continuare molto a lungo, citare decine di eroi (perché è questo l’appellativo che meritano) che si sono battuti nel corso dei secoli, nel silenzio e nella polvere, per raccontare all’umanità qualcosa che non voleva sentirsi dire. Ed è così che arriviamo ai giorni nostri e al tentativo, direi disperato, operato da pochi coraggiosi lungimiranti di far transitare il concetto che se la nostra specie non modificherà radicalmente il suo rapporto col pianeta Terra finirà per estinguersi in tempi relativamente brevi. Eppure nessuno li prende seriamente in considerazione. Perché tanto è più grave la denuncia, tanto più troverai persone che si volteranno dall’altra parte e alzeranno le spalle disinteressate. Per questo sono convinto che gli illustri uomini di scienza che portano prove su prove a sostegno della loro tesi sulla fine della specie umana debbano sentirsi un po’ come la povera Cassandra. Sai di aver ragione, sai di essere supportato da schiaccianti prove empiriche, sai di essere tremendamente nel giusto ma nonostante ciò assumi le sembianze di uno di quegli uccellacci del malaugurio che vanno zittiti, anche a colpi di fucile, se serve.
Purtroppo oggi come ieri i profeti dell’Apocalisse sono circondati da una infinità di Pangloss che, convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, finiranno sempre e comunque per negare l’imminenza del pericolo. Che i panglossisti moderni siano mossi più da interessi personali che dallo spirito ottimistico che caratterizzava il personaggio partorito da Voltaire è sicuramente un fatto, ma è altrettanto vero che una pericolosa superficialità serpeggia all’interno della nostra specie.
Chi altri se non un superficiale infatti non considererebbe mortale la bomba ecologica che abbiamo innescato e irriderebbe gli studi scientificamente tragici che ci sono forniti. Ogni anno 18 milioni di ettari di foreste se ne vanno in fumo ( Global Forest Watch), 250.000 km quadrati di oceani sono diventate aree senza vita (Global Ocean Commission), il 43% del globo è prossimo alla desertificazione (ONU), entro quindici anni la disponibilità di fonti idriche calerà di oltre il 40% (World Water Developement), i ghiacciai si sciolgono, la temperatura sale, l’erosione dilaga e gli ecosistemi collassano.  Tutto ciò mentre gli uomini da soli consumano metà della produttività netta primaria del pianeta, ovvero si appropriano della metà di tutti i composti organici presenti nell’atmosfera o nell’acqua da cui direttamente o indirettamente dipende tutta la vita sulla Terra.
Giunti a questo punto anche noi potremmo smetterla di parlare di estinzione della nostra specie, potremmo sederci su quel comodo divano che non conosce ancora la forma del nostro fondoschiena, potremmo prendere quel telecomando che non ricorda le nostre impronte e accendere quel televisore che non ci ha mai visto in faccia. Diventare, anche noi, tanti piccoli Pangloss che tra una foresta in fiamme, una contaminazione d’amianto e una discarica a cielo aperto, aspettano col sorriso dello stolto la dipartita degli uomini.
Ma noi non lo faremo, anzi continueremo a parlare di deforestazione, zone morte nei mari, desertificazione, impoverimento del suolo e soprattutto continueremo ad annunciare il collasso dell’umanità. Saremo ancora Profeti dell’Estinzione, non per emulare la povera Cassandra, ma semplicemente perché non vorremmo fare la sua stessa fine: morire in mezzo a coloro che non hanno mai voluto ascoltarci.

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C’è un giusto modo di pensare e di agire?

MODI DI PENSARE E DI AGIRE
C’è un giusto modo di pensare ?
C’è un giusto modo di agire ?
Io penso di SI

Una riflessione di “Madre Terra”
Il territorio degli Indiani d’America fu invaso dagli Europei.
Gli Indiani non reagirono tutti nello stesso modo, bensì in vari modi.
Un modo fu questo :
– combatteremo contro i bianchi per difendere il possesso dei territori su cui viviamo.
Un altro fu questo : 
– i bianchi sono troppi e hanno armi troppo potenti, saremo sconfitti : faremo dei patti con loro.
Erano ambedue giusti modi di pensare.
C’era però un modo sbagliato di pensare :
– era quello degli Europei che si arrogavano il diritto di invadere il territorio altrui. 
Così è per tutti i pensieri del mondo.
C’è sempre un modo giusto e uno sbagliato di pensare.
Il modo giusto di pensare per gli esseri umani può essere così riassunto :
NON siamo una specie privilegiata : abbiamo gli stessi diritti e doveri delle altre specie viventi, animali, vegetali, minerali, liquidi e gas.
NON siamo un popolo privilegiato : abbiamo gli stessi diritti e doveri degli altri popoli umani.
NON sono un individuo privilegiato : ho gli stessi diritti e doveri dei miei simili.
Se NON adottiamo questo modo di pensare, le nostre grandi capacità mentali ci porteranno a distruggere il mondo.
E’ quello che sta accadendo.

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C’è un giusto modo di pensare e di agire?

MODI DI PENSARE E DI AGIRE
C’è un giusto modo di pensare ?
C’è un giusto modo di agire ?
Io penso di SI

Una riflessione di “Madre Terra”
Il territorio degli Indiani d’America fu invaso dagli Europei.
Gli Indiani non reagirono tutti nello stesso modo, bensì in vari modi.
Un modo fu questo :
– combatteremo contro i bianchi per difendere il possesso dei territori su cui viviamo.
Un altro fu questo : 
– i bianchi sono troppi e hanno armi troppo potenti, saremo sconfitti : faremo dei patti con loro.
Erano ambedue giusti modi di pensare.
C’era però un modo sbagliato di pensare :
– era quello degli Europei che si arrogavano il diritto di invadere il territorio altrui. 
Così è per tutti i pensieri del mondo.
C’è sempre un modo giusto e uno sbagliato di pensare.
Il modo giusto di pensare per gli esseri umani può essere così riassunto :
NON siamo una specie privilegiata : abbiamo gli stessi diritti e doveri delle altre specie viventi, animali, vegetali, minerali, liquidi e gas.
NON siamo un popolo privilegiato : abbiamo gli stessi diritti e doveri degli altri popoli umani.
NON sono un individuo privilegiato : ho gli stessi diritti e doveri dei miei simili.
Se NON adottiamo questo modo di pensare, le nostre grandi capacità mentali ci porteranno a distruggere il mondo.
E’ quello che sta accadendo.

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