Ecce homo

All’apparire del killer i primi a scomparire furono gli esemplari della megafauna. Nel giro di alcune migliaia di anni sparirono i Mammuth, gli ittiosauri, il diprotodonte l’ultimo grande marsupiale, il moa (grande volatile della Nuova Zelanda), l’elefante di Cuvier con le sue lunghe zanne in nordamerica, gli Smilodon felini dai denti a sciabola, gli ippopotami nani e l’elefante nano di Cipro, il procoptodonte un gigantesco canguro dal muso corto, e tanti tanti altri mammiferi, rettili e uccelli di grandi dimensioni. Chi era il grande killer che era apparso circa cinquantamila anni fa, in coincidenza con la fine dell’ultima glaciazione, e che ovunque si espandeva come specie garantiva la scomparsa delle altre specie (soprattutto di grandi animali) nel giro di pochi secoli? Già Wallace nell’800 aveva scritto nel suo The World of Life: “mi sono convinto che la rapidità con cui si è verificata l’estinzione di così tanti grandi mammiferi è dovuta all’azione dell’uomo“.

L’estinzione della megafauna, ormai è assodato, si verificò a più riprese e sempre in coincidenza con l’arrivo del killer : l’uomo. Una delle più grandi si verificò 50 mila anni fa e spazzò via i giganti australiani proprio dopo l’arrivo del “sapiens” nel continente. Una seconda ondata interessò il Nord e il Sudamerica circa venticinquemila anni fa – anche lì all’apparire del sapiens-. Il Sapiens assicurò l’estinzione anche della specie affine: l’Homo Neandertaliensis, forse con una diretta azione prototipo di ogni successivo olocausto. I lemuri giganti del Madagascar, gli ippopotami pigmei e gli uccelli elefante sopravvissero fino al Medioevo (alcune centinaia di anni dopo l’arrivo dell’uomo). I moa della Nuova Zelanda riuscirono a resistere fino al Rinascimento, cioè fino all’arrivo dei Maori sull’isola. La sequenza delle ondate di estinzione e la sequenza degli insediamenti umani sono quasi perfettamente allineate. “La comparsa dell’uomo emerge quale unica spiegazione ragionevole delle estinzioni di tante specie della megafauna“, scrive Paul Martin dell’università dell’Arizona in Prehistoric Overkill. Anche Jared Diamond conferma: “gli animali della megafauna erano sopravvissuti a innumerevoli periodi di siccità e avverse condizioni nella millenaria storia australiana, per poi morire tutti in poco tempo, quasi insieme e all’improvviso, proprio quando l’uomo ha fatto la sua comparsa“. Ma la carriera del Big Killer non è finita qui, anzi. Noi spesso identifichiamo l’uomo distruttore della fauna e della flora nell’uomo moderno che con l’introduzione della tecnologia ha avuto la forza di alterare la natura. Ma le estinzioni della Megafauna lascia intendere qualcosa di diverso.Anche se è politicamente corretto immaginare un uomo che un tempo viveva in armonia con la natura , sembra che in realtà non sia andata proprio così. Gli animali che erano di grandi dimensioni furono i primi a soccombere, perché erano lenti a riprodursi ed esposti alla caccia e ai cambiamenti ambientali. Poi venne il turno dei più piccoli o di quelli più vicini all’uomo come le scimmie. Oggi tocca agli animali selvaggi dell’Africa, alle tigri dell’asia, a tante specie di uccelli del sud america, al bisonte americano, agli orang utang e tante altre specie di scimmie che stanno perdendo il loro habitat per la distruzione delle foreste pluviali e l’espansione delle città e delle terre coltivate. Il rinoceronte di Sumatra si è estinto praticamente ai nostri giorni. Nei prossimi decenni è prevista l’estinzione del 60% delle specie di primati, l’estinzione delle giraffe, delle tigri, dei leoni, di altri grandi felini come le pantere, dei rinoceronti sempre più ridotti di numero. A ritmo crescente spariscono o si avviano all’estinzione diverse specie di uccelli. Diverse specie della foresta equatoriale del sud america stanno sparendo durante l’arco di tempo della nostra vita individuale. Molto a rischio sono gli elefanti ancora massacrati ogni giorno per procurarsi l’avorio delle zanne, infame mercato che meriterebbe la pena di morte per cacciatori e spacciatori. Ugualmente devastante la pesca massiva, le sostanze chimiche prodotte dall’uomo e le plastiche che inquinano gli oceani e che stanno avviando all’estinzione molte specie di pesci e di fauna marina.

Nell’ultimo secolo il Big Killer si è trasformato velocemente. La popolazione umana che fino all’ottocento era giunta ad un miliardo (in una lenta crescita durata centomila anni) è letteralmente esplosa nell’ultimo secolo fino a 7,5 miliardi. Se prima il killer delle specie e dell’ambiente agiva lentamente con i ritmi della propria espansione sulla terra, ora Homo con la sua crescita esplosiva agisce come una macchina del massacro specista. Le trasformazioni del paesaggio si sono accelerate in maniera altrettanto esplosiva. Scompaiono le foreste pluviali, scompaiono le savane, si cementificano e si asfaltano praterie e boschi, pianure e colline, coste e paesaggi alpini.Le megalopoli si espandono apparendo dalle foto satellitari come gancrene grigiastre che letteralmente fagocitano il residuo suolo verde e le foreste. Nello stesso tempo vengono messe a coltura intensiva i suoli disponibili per sfamare una popolazione di miliardi di umani e produrre carne negli allevamenti intensivi. Il pianeta cambia a vista d’occhio, giorno per giorno, caratterizzando l’Antropocene come la fine degli ambienti naturali sulla terra e l’alterazione irreversibile chimica e fisica della biosfera. In questo modo la grande estinzione accelera con la fine degli animali selvaggi e migliaia di specie di fauna e flora. La combinazione tra la potenza tecnologica e la moltiplicazione numerica di Homo ha portato alla creazione di una vera e propria “macchina” delle estinzioni in cui la specie umana divora letteralmente le altre specie viventi annichilendo quello che non le serve (animali selvaggi, foreste e vegetazione) e addomesticando alla produzione tecnologica le specie ridotte a servizio alimentare (o di svago) della specie killer, come gli animali di allevamento e le piante per l’alimentazione (creali, legumi ecc.). Homo distrugge tutto tranne ciò che ritiene utile alla sua ulteriore crescita senza limiti. La distorsione delle leggi naturali raggiunge così il suo massimo ponendo però alle stesso tempo in crisi tutto l’apparato antropico che viaggia verso il proprio suicidio. La specie Homo sta distruggendo il fondamento da cui ha preso vita, taglia le radici della propria stessa sussistenza in quanto specie tra le specie. Homo non si è formato da solo ma per selezione naturale attraverso l’interazione con tutte le altre specie. Senza la base vivente da cui è nato l’uomo porterà alla fine il pianeta e se stesso in una hybris autodistruttiva. Quello che colpisce in tutto questo è l’assoluta insensibilità degli esemplari di homo verso quello che sta accadendo. Tutto questo assassinio di specie avviene per l’agire insensato di un animale che le vecchie religioni definivano fornito di anima, ma che invece si sta rivelando fornito solo di un egoismo assoluto e violento.

Quando si vedono gli spot televisivi finanziati da organizzazioni cosidette “umanitarie” e fondati su un cieco antropocentrismo in cui vengono mostrati piccoli umani devastati da fame e malattie, nessuno si chiede il perché di queste sofferenze umane. Nessuno dice che quei bambini sono ridotti in quello stato dalla mancanza di limiti demografici che assicurino un rapporto più equilibrato tra risorse del territorio e natalità, e che se non provvediamo a ridurre l’eccessiva crescita demografica la situazione dell’uomo e del pianeta andrà inevitabilmente peggiorando.Queste organizzazioni cosidette “umanitarie” non osano o non sanno farsi le domande essenziali: quale cieco egoismo di specie mi fa vedere solo l’uomo e le sue esigenze, mentre distruggiamo tutta la vita che ci circonda nella meravigliosa varietà di specie che la natura ci ha consegnato? perché non vediamo la violenza che stiamo applicando agli animali facendo estinguere per sempre dal pianeta delle specie ormai ridotte a pochi esemplari, mentre non mettiamo limiti alla nostra riproduzione che ci sta portando verso gli otto miliardi di esemplari? Perché abbiamo perso l’anima prima di ogni altra cosa, relegando il nostro pensiero in assurde idolatrie che vedono solo l’uomo e distruggono tutto il resto? Domande a cui Homo non ha nemmeno iniziato a rispondere, e che peseranno sul nostro destino.… more

Maltempo: Coldiretti, 2016 anno più caldo di sempre, il quarto in Italia

Il 2016 è stato l’anno più caldo di sempre sul pianeta con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani superiore addirittura di 0,94 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre, che rileva le temperature dal 1880 dalla quale si evidenzia che al secondo posto si colloca il 2015 e al terzo il 2014, a conferma del processo di surriscaldamento in atto.
Se a livello globale si registra dunque il terzo record consecutivo, in Italia il 2016 che si è classificato al quarto posto tra gli anni più caldi di sempre con una temperatura che è risultata di 1,24 gradi superiore alla media del periodo di riferimento, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr che rilevano le temperature dal 1800. Si conferma anche in Italia la tendenza al surriscaldamento dopo che il 2015 si era posizionato come l’anno più bollente della storia ma nella classifica degli anni più caldi ci sono nell’ordine il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011 e il 2000. 
Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro. Si moltiplicano – precisa la Coldiretti – gli eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo. Siccità e bombe d’acqua con forti piogge a carattere alluvionale, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali si alternano lungo l’anno e lungo tutta la Penisola. Anomalie che si evidenziano anche in questi giorni con l’Italia divisa in due tra nord dove è allarme incendi e siccità ed il centro sud che è seppellito dalla neve.

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Cina: boom turismo in Antartide, Islanda e alle Maldive per "pulizia polmoni"


“Many people say the pollution fight can’t sacrifice the economy,
 but nobody really studies the economic cost caused by smog. 
Restaurants, shopping malls are mostly empty and tourism 
in Beijing at year-end was losing business 

I ricchi hanno sempre la soluzione ai problemi.

Qui a Los Angeles la comunita’ cinese e’ in continua crescita — investitori, gente che manda qui i propri figli a studiare, o anche a farli nascere in modo da avere il passaporto americano che mai non guasta. Anzi c’e’ pure una cosa che si chiama il birth tourism. Le donne cinesi arrivano qui quando la pancia non e’ ancora troppo grande, e restano qui fino alla nascita del bimbo, in case-maternita’ illegali. 

Fra i motivi di questo amore per la California e’ certo il mito americano, appunto, la magia di avere e dare un passaporto a stelle e striscie ai propri pargoli, e, uno dei motivi principali.. l’aria pulita. Lo dicono chiaramente, specie quelli che vengono dalle grandi citta’ cinesi, che una delle cose piu’ belle della westside di Los Angeles e’ il cielo blu.

Ironico che fino a 30-40 anni fa questa citta’ era ingolfata dallo smog, un po come la Cina di adesso. E poi hanno preso misure drastiche, come il migliorare l’efficenza delle automobili e l’uso di benzina piu’ raffinata e le cose sono migliorate.

Ma questa e’ una digressione.

Il punto e’ che in Cina, il problema dell’inquinamento e’ cosi grave che il governo inizia a fare passi da gigante e come se ne possono fare solo in un paese non-democratico per ridurlo, e i residenti le pensano tutte per fuggire all’aria malandata e al cielo grigio di PM2.5.

L’inquinamento e’ considerato grave dallo stesso ministero dell’ambiente in Cina in 62 citta’, inclusa Pechino. Di queste 25 hanno il codice rosso. Per altre 186 l’inquinamento e’ considerato medio. 
Esempio? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ il tasso massimo di PM2.5 nell’aria tollerabile dall’uomo e’ di 25 microgrammi nell’arco di 24 ore. 

A Pechino a Gennaio eravano a 475. 

Quasi venti volte di piu’!

La gente vive avvolta da una cappa grigia, con le maschere in volto, comprando purificatori per le case o restando a casa nei giorni piu’ terrribili.

Fra queste pensate… il turismo da “pulizia polmoni” in Antartide ma anche Islanda, Maldive, Seychelles, per i piu’ ricchi e le piu’ sognate, mentre le mete piu’ visitate sono Thailandia e Sud Corea. 

Le pubblicita’ online scoppiano di siti che promettono “fuga dallo smog”, “detossificazione dei polmoni”, “foreste pulite”: sono triplicate negli scorsi mesi. 

E cosi a Gennaio 2017 Pechino annuncia la creazione di una polizia ambientale, per vietare l’inquinamento da… incenerimento di immondizia, biomasse e altro lego e pure dal barbeque. Cinquecento saranno le fabbriche che chiuderanno ed alre 2500 dovranno cambiare il modo di produrre, pena multe. Il traffico veicolare sara’ controllato a Pechino e le automobili piu
inquinanti non potranno circolare.

Ma i giorni di codici rossi e di apocalissi dell’aria resteranno ancora a lungo: nel 2016 i giorni buoni a Pechino sono stati solo uno su cinque.  Si stima che se tutto va bene a Pechino i valori di PM2.5 diventeranno normali secondo il governo centrale nel 2027 e nel 2046, secondo l’OMS.

Da dove arriva tutto questo inquinamento?

Chen Jining, il ministro dell’ambiente dice che si sente in colpa e che si scusa perche l’inquinamento e’ intollerabile.

Secondo lui la principale cause di inquinamento ambientale sono le emissioni di automobili: circa un terzo del PM2.5 della capitale e’ causa delle macchine vecchie e poi, ovviamente ci sono le emissioni industriali di acciaio, cemento e coke.

E ovviaemnte i residenti, quelli che non possono andare in Islanda o in Antartica, si lamentano sui sociale media. Peccato che ogni tanto le lamentele vengono rimosse.

 

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